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Le beatitudini

foto presa dal web
Presentato al senato il disegno di legge cosiddetto “accorcia processi”
Fine delle lungaggini giudiziarie, i tempi processuali si accorceranno.
Si accorceranno sempre di più, si riuscirà, finalmente, ad annullare tutto il cosiddetto pregresso.
I giudici avranno, così, la possibilità di dedicarsi a cose più serie, ad esempio la celebrazione dei processi per reati di clandestinità.
Reato di particolare allarme sociale che la legge di riforma, chiamata con elegante dizione “accorcia processi”, esclude dai benefici.
Potranno, i giudici,dedicarsi con calma e ponderazione, al fine di restituirci la nostra purezza di DNA non più contaminata o a rischio di contaminazione con materiale genetico estraneo alla nostra tradizione culturale ed alle nostre radici giudaico-cristiane.
Per questi reati, per giudicarli, i giudici avranno a disposizione tutto il tempo che vogliono, nessuno li solleciterà.
Nel discorso della montagna Gesù di Nazareth magnificava le beatitudini.
Al quarto posto era inserita
“Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno riempiti”
Così si esprimeva il Divino Maestro in quell’occasione.
A lui mi viene da pensare ascoltando le trionfalistiche dichiarazione di alcuni affamati ed assetati, di giustizia, appunto.
Sembra che non abbiano mangiato né bevuto da un tempo lunghissimo tanta la fame e la sete, di giustizia, che traspare inequivocabilmente dai loro occhi febbricitanti.
Il più affamato di tutti i beati sembra essere Gasparri, sì quello della legge omonima che si dice non abbia scritto ma nemmeno letto (malelingue).
A ruota, altrettanto esaltato, il professore senatore Quagliariello, sì proprio quello del caso Eluana, “Assassini..assassini” urlava nell’aula del senato.
Loro cassa di risonanza mediatica il direttore di Libero Belpietro.
Sì di Libero, di quel giornale che si era dovuto liberare, Feltri Direttore, del vicedirettore Fontana perché lo si scoprì collaboratore dei Servizi.
Non preoccupatevi non dovette usufruire delle misure anticrisi destinate ai CoCoCo, fu nominato deputato e siede a Montecitorio.
Beati,beati loro.
Mi viene da pensare ad un film italiano in cui Vittorio de Sica, prelato alla corte dei Borbone di Napoli, si fingeva monsignore nominato Cardinale.
Raggirava lo sciocco Franceschiello convincendolo che le sue manovre gli avrebbero consentito di farlo nominare Santo, in vita o, al massimo, subito dopo morto.
Il figlio, degno figlio del padre, domandava al cardinale :
“Mons Caputo, ma il figlio di un Santo è Beato?”
“ Beato a te, figlio mio, che non capisci niente” la risposta del furbo Monsignore.
Al contrario il trio precitato è composto da persone che capiscono, capiscono fin troppo bene.
Magari non conquisteranno il regno dei Cieli come i beati del discorso della montagna, ma nel regno della terra il posto lo hanno conquistato, e come, e lo tengono da conto.
Siccome sto a Palermo, abito nel quartiere del Capo, penso a loro come ai Beati Paoli, immortalati dal palermitano Natoli, che qui avevano il loro quartier generale.
Un’ultima, ultimissima notizia, riferendoci a Gasparri (anche lui ho avuto come collega parlamentare, ed una notte, ad una trasmissione televisiva, io allora fumavo, lui era rimasto senza, lo rifornii di sigarette).
Si dimostra il più soddisfatto di tutti della legge incriminata.
Secondo prassi consolidata porta la sua firma, assieme a quella di Quagliariello e il capo gruppo della Lega,ma altri Ghedini l’hanno scritta.
Spiega, al popolo televisivo, quanti soldi risparmieremo, non saremo più multati per le lungaggini dei nostri processi dagli organismi internazionali, cosa che succedeva prima dell’introduzione,nel nostro ordinamento giuridico, di questa legge di civiltà.
Potremo anche noi stare in Europa, a testa alta, senza pudori e timori.
Non saremo secondi a nessuno.
Autore: Federico Guglielmo Lento
Nonno della sua stupenda nipote Chiara di 31 mesi,e di zio per il cane beagle di Chiara, Max, di cinque anni. Il tempo libero ,da questi impegni totalizzanti, lo trascorreva in quello che era stato il suo studio professionale,a Gela, in vico ruggeri 8. Lui lo chiamava l’isolachenonc’è (tuttattaccato). Un antro ed una specie di atelier con le mura tappezzate dai quadri del maestro Legname, le scansie delle librerie stipate di libri e di cd di musica latino-americana e di musica da discoteca,prodotta da suo figlio,l’ultimo dei maschi,Luca. A completare la location un impianto multimediale un computer sempre collegato in rete, una scrivania e due poltrone. Una per lui e l’altro per l’amico che a lui si rivolge e richiede, come nella bottega di Eduardo in l’oro di Napoli, saggezza. Il nostro è Federico Guglielmo Lento, già primario ospedaliero e direttore sanitario, deputato alla Camera nella XI e XIII Legislatura, membro del Consiglio d’Europa, docente di Parassitologia medica all’Università di Messina. Non lo speravamo ma, imprevedibilmente ha accettato la proposta di collaborazione ponendo tre condizioni, da lui definite irrinunciabili: 1. Non si sarebbe dovuto discutere di soldi , nel senso che non avrebbe accettato compenso monetario alcuno. 2. Avrebbe scritto se,quando e come avrebbe voluto. Inviando,per mail i pezzi dall’isolachenoncè. 3. Avrebbe firmato i pezzi con lo pseudonimo Onorevole….per caso corrispondente dall’isolachenocè. Queste condizioni, che avremmo potuto definire capestro, le abbiamo dovuto accettare senza proferir verbo alcuno. Dovete sapere che l’Onorevole, benché lo sia solo per caso, non ama essere contraddetto. Qualora si verifichi questo evento, benché cortesemente,tronca la discussione e chi s’è visto s’è visto. Chiaramente , i nostri lettori lo avranno capito,le dichiarazioni di intenti che precedono il corsivo non sono attribuibili alla redazione,ma sono state scritte di proprio pugno dal nostro corrispondente che, come la spada di Brenno, ha buttato sul tavolo delle trattative. Sono da considerare una ulteriore clausola vessatoria impostaci.Conoscendo il carattere e la caparbietà del soggetto abbiamo ritenuto di doverla accettare. Abbiamo fatto bene?Il tempo ed i lettori lo dirannoRelated Posts
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gianna bi
2009/11/14 at 15:41
L’immunità e l’impunità porterà loro vari tipi di beatitudine, ivi compresa quella di sentirsi più “furbi” dei comuni mortali.
Non invidio nessuna di quelle beatitudini che si fondano sull’omertà, sulla prevaricazione, sulla prepotenza.
Che senso ha avere il potere senza il rispetto, essere temuti senza essere amati… se non i propri soldi e per il potere!
Mi arrabbio (eufemismo) quando mi si dice che la mia è tutta invidia, perché non sono ricca, né potente. Non hanno capito assolutamente niente di me e poco anche della vita!
Preferisco di gran lunga la mia serena “povertà” e la consapevolezza che chi mi vuole bene, mi vuole bene per me stessa e non per opportunismo!
Un caro saluto.
Gianna