Ora:

Se non è vivo vuol dire che è morto…

da il novembre 25, 2009 Letto:699 visite
guglielmo

guglielmoQuando non si opera si classifica o si archivia.

E’ ineluttabile.

Si nasce ….si cresce….si muore.

Sono giunto a quell’età che viene invidiata da quelli che ancora non l’hanno raggiunta, ed in cui o si va, o si è già andati da tempo, in pensione.

Allora il tempo che prima sembrava non bastasse mai,si auspicava che le giornate fossero lunghe almeno 25 26 ore, con il ministro Rotondi fautore dell’abolizione della pausa pranzo al fine di incrementare la produzione,non tenendo conto che la sua rivoluzionaria proposta giungesse giusto quando molti Italiani il pranzo, certe volte anche la cena, li avevano aboliti da tempo,per mancanza…del motivo del contendere.

In questa stagione il tempo è tanto,gli impegni quasi nulli.

E’ il solito discorso dei biscotti che si hanno soltanto quando non si hanno più denti,laddove in presenza di denti e fame da lupi di biscotti manco l’ombra.

Ma divago, divago sempre.

Meno male che me ne accorgo e torno con i piedi per terra.

Sto classificando ed archiviando tutto il materiale cartaceo prodotto durante la mia attività politico parlamentare durata due lustri.

Da alcuni giorni questo è il mio impegno,mi concedo brevi interruzioni per controllare la piazza mediatica di Fb e per leggere, online, Repubblica.

Una notizia mi colpisce.

Viene riportata frammista alle altre, l’esonero dell’allenatore Zenga,l e dichiarazioni del ministro Alfano che pensa che solo l’1% dei processi è a rischio laddove l’ANM li quantifica nel 50%.

La notizia è relativa al caso di un paziente belga che, dopo 23 anni di coma,definito irreversibile,si sveglia (si accorgono che si sveglia perché lui non si è addormentato mai)abbastanza incazzato nei confronti di chi gli ha appioppato tale etichetta condannando a tale destino.

Il fatto che, 23 anni fa, i mezzi di cui si disponeva portava alla diagnosi : “Coma irreversibile, coscienza estinta”.

Oggi,nuovi mezzi forniti dalla tecnologia che sembra aver fatto passi da gigante, ci portano alla revisione della diagnosi che afferma siano soltanto i collegamenti tra cervello e corpo che sono andati in tilt, il cervello funziona perfettamente e la coscienza è vigile.

Tant’è che, avendo fornito al ragazzo un computer con una tastiera particolare, lui riesce a comunicare con gli altri e dichiarare che ora vuole godersi la vita.

Che bella differenza tra coscienza estinta e dichiarazioni neoepicuree.

Tutta questa tirata per chiosare un mio intervento a proposito della legge sulla dichiarazione di morte.

L’ho trovata tra le carte che sto classificando.

Ricordo, come se fosse ora, i sorrisi ironici di quelli che avevano fiducia cieca nella scienza e nella tecnica ed i sorrisi amari di chi, come me, pensava ci trovassimo di fronte a qualcosa da inquadrare tra l’inconosciuto e l’inconoscibile.

Non me ne vogliate, sebbene riassumendo, vorrei riportare alla vostra attenzione quell’intervento, di quindici anni fa, diventato oggi di attualità in conseguenza di quanto accaduto al belga e riportato dai media.

Onorevoli colleghi ,

di fronte alla definizione del limite tra vita e morte, possiamo senz’altro affermare che ci troviamo di fronte al mistero.

Non sono sufficienti a diradare le ombre i nuovi mezzi e le nuove tecnologie.

Per definire lo stato di morte non credo possiamo dire molto di più di quanto affermavano,nel Pinocchio di Collodi, i mediconi Gufo e corvo chiamati al capezzale di Pinocchio.

Corvo:A mio avviso è bell’e morto. Ma…e dico Ma!, se per disgrazia non fosse morto,allora,vorrebbe dire che è ancora vivo.

Gufo: Eh no, illustre collega,non ci siamo!Per me….e ripeto per me! È sempre vivo, ma se per disgrazia non fosse vivo… allora vorrebbe dire che è già morto.

Nulla voglio aggiungere.

Convinto, ora come allora, quindici anni fa, che non si siano fatti molti passi avanti nel definire questo mistero.

Offro queste considerazioni alla vostra meditazione.

Spererei che su questo si riflettesse, tutti,anche quelli che pensano si possa decidere da soli, su questi temi sensibili, semplicemente perché si è forti di qualche voto in più.

Federico Guglielmo Lento

Autore:

Nonno della sua stupenda nipote Chiara di 31 mesi,e di zio per il cane beagle di Chiara, Max, di cinque anni. Il tempo libero ,da questi impegni totalizzanti, lo trascorreva in quello che era stato il suo studio professionale,a Gela, in vico ruggeri 8. Lui lo chiamava l’isolachenonc’è (tuttattaccato). Un antro ed una specie di atelier con le mura tappezzate dai quadri del maestro Legname, le scansie delle librerie stipate di libri e di cd di musica latino-americana e di musica da discoteca,prodotta da suo figlio,l’ultimo dei maschi,Luca. A completare la location un impianto multimediale un computer sempre collegato in rete, una scrivania e due poltrone. Una per lui e l’altro per l’amico che a lui si rivolge e richiede, come nella bottega di Eduardo in l’oro di Napoli, saggezza. Il nostro è Federico Guglielmo Lento, già primario ospedaliero e direttore sanitario, deputato alla Camera nella XI e XIII Legislatura, membro del Consiglio d’Europa, docente di Parassitologia medica all’Università di Messina. Non lo speravamo ma, imprevedibilmente ha accettato la proposta di collaborazione ponendo tre condizioni, da lui definite irrinunciabili: 1. Non si sarebbe dovuto discutere di soldi , nel senso che non avrebbe accettato compenso monetario alcuno. 2. Avrebbe scritto se,quando e come avrebbe voluto. Inviando,per mail i pezzi dall’isolachenoncè. 3. Avrebbe firmato i pezzi con lo pseudonimo Onorevole….per caso corrispondente dall’isolachenocè. Queste condizioni, che avremmo potuto definire capestro, le abbiamo dovuto accettare senza proferir verbo alcuno. Dovete sapere che l’Onorevole, benché lo sia solo per caso, non ama essere contraddetto. Qualora si verifichi questo evento, benché cortesemente,tronca la discussione e chi s’è visto s’è visto. Chiaramente , i nostri lettori lo avranno capito,le dichiarazioni di intenti che precedono il corsivo non sono attribuibili alla redazione,ma sono state scritte di proprio pugno dal nostro corrispondente che, come la spada di Brenno, ha buttato sul tavolo delle trattative. Sono da considerare una ulteriore clausola vessatoria impostaci.Conoscendo il carattere e la caparbietà del soggetto abbiamo ritenuto di doverla accettare. Abbiamo fatto bene?Il tempo ed i lettori lo diranno

6 Comments

  1. Blog

    Redazione

    2009/11/25 at 13:37

    Devo dire che questo articolo è uno dei migliori che hai scritto. Bravo Guglielmo!

  2. Lucio Ruffa

    Lucio

    2009/11/25 at 14:02

    Non so se sia il migliore, difficile dirlo fra le tante cose belle scritte da Gugliemo. A me è piaciuto moltissimo perché mi lascia pensare e mi riporta sulla terra. Grazie Guglielmo.

  3. Giuseppe Lazzaro Danzuso

    2009/11/25 at 16:56

    Non so, penso che per questo considerare lo stato di morte “qualcosa da inquadrare tra l’inconosciuto e l’inconoscibile” porta ad altre conseguenze che non mi sento di apprezzare: per esempio la grande meraviglia quando una persona muore, in ospedale. Questo “qualcosa da inquadrare tra l’inconosciuto e l’inconoscibile” ci sta portando a considerarci immortali?

  4. Umberto Donato

    Umberto Donato

    2009/11/25 at 18:30

    …Il Dr. Divago, divaga…ma che divagare!!!

  5. simonetta

    2009/11/25 at 23:25

    Che bello ritrovarla umano, a riflettere, con meno cinismo. Le ricordo il solco che si aprì tra noi due, e non si è mai richiuso, temevo fino a qualche minuto fa, su Eluana Englaro. Che abominia fu quell’atto, e con quanto scrupolo lei ne rivendicava la legittimità, celebrando quel mostro di padre.
    La ritrovo, ora? Credo di sì, anche solo nella sospensione del giudizio sento meno arroganza, e questo mi piace molto.
    Un abbraccio.

  6. Lucio Ruffa

    Lucio

    2009/11/26 at 01:46

    Cristiano e praticante sono. Forse anche uno psudo integralista dell’evangelo del Sauro, del Giovanni, del Marco e del Luca. Non avvocato dell’onorevole, per intenderci. Simonetta, cara amica, non dire queste cose di Guglielmo. Zum vol, ( a noi in tedesco) prosit, (brindisi nella stessa lingua) cin-cin (francese e universale brindisi), brindiamo a questa pace intellettuale ritrovata; ma esso, ossia l’onorevole per definizione è uno che con la coscienza va a praticare il rito del pollo spennato. Se la divora, rimescolandola sempre. Violentandola anche quando certezza è di verità. Eluana è stata una provocazione di santità, che il misterioso essere del “sempre” pone agli uomini. Diò è! Dionisio no, ma pur sempre Deus. Mistero del sacrificio, incomprensibile per coscienze orizzontali e borghesi. Categorie kantiane del “giusto modo” incongruenti per la denotazione del segno. L’Englaro, il padre, un santo di sicuro. Le TV non accellerano la casusa di santificazione agli occhi di Dio…anzi. Guglielmo, il sensibile che non ti risponderà mai, questo l’ha capito. Non cinismo Simonetta, solo sgomento della coscienza, per non saper trovare un perno. Disorientamento per tutti l’Englaro vicenda, anche per la dottrina più certa. Il post di oggi questo è. Lo legga nella sua profonda verità, nel suo sofferto richiamo, proprio a quel momento, dimenticato dai più ma non da Gugliemo, il roditore dellla sua coscienza. Non c’è posizione assoluta su questi momenti. Sgomento per l’intelletto, la ragione e la fede di ognuno. Vuoto e baratro della parola. Solo silenzio e preghiera per essere illuminati. Una prece e una buona giornata.

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