libroingroiaintegralePresentazione integrale del libro di Antonio Ingroia “C’era una volta l’intercettazione”. All’evento hanno preso parte, oltre all’autore, Vito Lo Monaco Presidente Centro Pio La Torre, Riccardo Arena giornalista del Gds, Enrico Bellavia giornalista di Repubblica, Cusimano direttore della Rai Palermitana.

L’evento si è svolto presso i locali della libreria Broadway di Palermo ed è stato organizzato dal centro studi Pio La Torre. Servizio di Carmelo di Gesaro e Francesca Scaglione.

Parliamo di un libro appena pubblicato da Stampa Alternativa che si intitola “C’era una volta l’intercettazione”. L’autore è il procuratore aggiunto alla direzione investigativa antimafia di Palermo Antonio Ingroia. Il libro parla delle intercettazioni e della riforma, anzi come l‘autore sottolinea della “controriforma” che le riguarda.
“Vedo dietro l’angolo un grosso rischio e cioè che quello che oggi costituisce uno strumento straordinario di investigazione, come quello delle intercettazioni telefoniche, se passasse questa legge rischierebbe di diventare uno strumento inutile nelle mani dei PM.
La legislazione attuale infatti prevede che per sottoporre un telefono a intercettazione è sufficiente che vi siano gravi indizi di reato, ovvero la prova che sia stato commesso un reato con la logica conseguenza che bisogna scoprire i colpevoli. Se si hanno dei sospetti su possibili colpevoli, si sottopone il sospetto ad intercettazione per acquisire le prove. Non appena le prove, gli indizi di colpevolezza vengono accertati si può procedere all’arresto della persona in questione. La riforma, o “controriforma” (cit), che alla luce di una semplice analisi potrebbe avere effetti devastanti sul sistema giustizia, prevede invece che per iniziare l’indagine ed avviare l’intercettazione non sarà più sufficiente possedere “gravi indizi di reato”, cioè gli indizi che un reato sia stato commesso, bensì occorrerebbero dei “gravi indizi di colpevolezza” nei confronti della persona da intercettare.
Il che significa che appena si inizia l’indagine, appena si pensa di fare un’intercettazione devi già avere gli elementi di prova a carico della persona da intercettare. Ecco perché questo strumento diventerebbe inutile. Se si hanno già degli elementi di prova in mano che dimostrino la colpevolezza dell’indagato, a quel punto si procederebbe con l’arresto. Le intercettazioni oggi sono uno strumento di ricerca della prova, si intercetta per cercare le prove, mentre con la riforma verrebbe tutto rovesciato in quanto prima di poter chiedere l’autorizzazione per  l’intercettazione bisognerebbe avere le prove che quella persona abbia commesso quel reato. Dunque tutto assumerebbe una dimensione paradossale e nell’ambito dei processi logici è lecito domandarsi, quale pubblico ministero a questo punto sarebbe così “fesso” da aver bisogno delle intercettazioni?
Il libro spinge ad una lunga serie di riflessioni ed analisi, per saperne di più potete trovarlo in tutte le librerie.

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