babbo_e_rennaE’ iniziato il periodo della novena di Natale,con vento,acqua,maltempo,freddo e neve al Nord.
Dal punto di vista politico ed umano lo ricorderemo come il tempo dell’attentato al presidente Berlusconi.
Alcune settimane prima vari avvenimenti,che sarebbe ingenuo e riduttivo considerare solo folkloristici, hanno caratterizzato il tempo dell’attesa nascita del bambino Gesù, soprattutto nel Nord del nostro Paese.
Bianco Natale, l’hanno chiamato gli amministratori leghisti.
Non penserete si volessero riferire ad un Natale innevato.
Intendevano, invece, un Natale tra soli bianchi,avendo ripulito il territorio, mandato via tutti coloro i quali non fossero totalmente bianchi, fuori gli abbronzati, finalmente tra noi candidi, a festeggiare la tradizione del Bambino che nasce al freddo ed al gelo.

Avrei voluto consegnarvi,in occasione dell’importante festività, alcuni miei ragionamenti,rassegnarli alla vostra meditazione.

Ma una mia alunna,ora infermiera professionale al nord,mi ha scritto per Natale.

Ha scritto delle cose che mi hanno fatto pensare.

Mi hanno commosso.

Mi hanno fatto piangere.

Voglio condividere questo dono con voi.

A voi invio la lettera della mia allieva Francesca Giannerbi.

Buon Natale….a tutti voi sperando vi possa considerare…di buona volontà.

MIGRANTI

Cambia tutto……..per cambiare nulla

Storia di emigranti con la valigia di pelle.

Una giovane donna ,con tanti sogni irrimediabilmente frantumati dalla vita, parte dalla Sicilia ,non alla ricerca di un lavoro,ha già un contratto in tasca come infermiera in un ospedale di Reggio Emilia,un contratto a tempo determinato,ma sempre un contratto è!

Arriva nella bella Emilia, nella rossa Emilia, terra della civiltà e dei diritti.

Beata te ,mi dicono i miei amici di sinistra, starai bene, lì ci sono tanti comunisti, starai meglio che a Gela

Come si è abituati noi del sud, prima sistemazione in casa di amici gelesi per mettersi subito alla ricerca di un appartamento ed ecco il primo impatto con la realtà, il mio accento (che per inciso ancora mi accompagna) tradisce la mia provenienza e crea subito diffidenza, la casa che era in affitto è già stata occupata, no si sbaglia non ho scritto io l’annuncio sul giornale e….via di questo passo.

A quel punto comincio ad avere dei dubbi ,ma cos’è razzismo questo?

Mi guardo allo specchio e vedo riflessa una donna giovane,gradevole,acculturata,con un lavoro sicuro e allora?

A quel punto mi chiamano in un piccolo ospedale di provincia, qui la carenza di infermieri è grande per cui pur di farmi restare mi trovano una casa .

Abito qui da 26 anni ,all’inizio ho avuto difficoltà anche nel posto di lavoro perchè i colleghi mi vedevano come una che ha usurpato il lavoro a uno di loro, qui è molto forte il senso dell’uno di noi.

La mia fortuna è stata quella di avere avuto i mezzi per difendermi, ma se penso agli emigranti che mi hanno preceduta provo una grande tenerezza, come quella che provo per i nuovi migranti, per quelli che oggi vengono chiamati marocchini anche se poi vengono dall’Algeria o dalla Tunisia, per quelli che quando vengono ricoverati, gli infermieri sbuffano perché…. ecco un altro extracomunitario !In questa commedia, Carmelo diventa Nabil,il terrone marocchino diventa solo marocchino,cambiano le facce ,i colori ….ma tutto rimane uguale.

Francesca Giannerbi, infermiera professionale gelese, migrata in Emilia

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