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“Introibo” esortazione ad un’etica comunista
Di Luciano Vullo (Joker edizioni-2009)
Avvicinarsi a questo libro non è per niente facile. Nasce l’esigenza nel lettore di riprendere alcuni passaggi relativi ai primi capitoli che, solo dopo aver completato l’intero libro, appaiono inspiegabilmente diversi. Il viaggio introspettivo e metaforico raccontato dall’autore nei primi tre capitoli, per chi come me è credente, sconvolgono e non poco; il senso del “nulla” che emerge è assolutamente disarmante e ti porta incosciamente a ringraziare Dio per il grande dono che ti ha voluto offrire: la fede. Lo smarrimento è ancora più palese allorquando ti accorgi che rileggendo le stesse pagine e le stesse parole, al termine del viaggio di quest’uomo “Alfabetizzato”, il tutto assume un significato più relativistico e contingente. E’ fondamentalmente un “peregrinare “ alla ricerca di un’etica post-industriale di cui il Comunismo ed il Socialismo sembrano aver perso l’indirizzo. Non si pone come un’opera di mera critica retorica; al contrario si rigenera tra le sue stesse pagine, come ricerca di una ideologia perduta, da ricostruire e progettare, da proporre e sperimentare anche attraverso una maiuetica Aristotelica “informatizzata”. L’opera analizza anche le cause di questo “decadimento” socio-politico universale, auspicando e teorizzando un Sistema propedeutico ad un’etica della politica forgiata su un nuovo “umanesimo” e “rinascimento” culturale. Etica che deve trovare il suo equilibrio tra la “logica della psiche” e la “logica del linguaggio delle scienze”. L’idea del Comunismo e del Socialismo devono essere “sganciati” da quegli stereotipi e canoni otto e novecenteschi; il mondo è cambiato, l’industrializzazione è finita, le lotte operaie non hanno ragion d’essere, non perché gli operai hanno ottenuto ciò per cui hanno lottato ma, semplicemente perché in un mondo dove sempre meno è necessaria la manodopera, l’operaio non c’è. La politica ha bisogno di rigenerarsi, quella praticata dalla “sinistra” ha bisogno di essere nuovamente teorizzata partendo, forse come fa il nostro autore, dagli studi classici che affondando le radici nel mito, catalizzano l’esercizio della Democrazia intorno al termine “Peito” (arte della persuasione) praticata nell’Agorà dall’uomo pubblico, uscito dalle “caverne” del suo mondo privato, al fine di “apparire” e conquistare il voto di consenso. Oggi chi ha conquistato lo spazio pubblico ed il consenso ha incarnato l’ideologia del potere, dell’essere in quanto “apparire” riuscendo a “commercializzare” tutto. Lo “Spazio” pubblico è diventato, con i nuovi linguaggi tecnologici, spazio privato e, a tutti, viene offerta la possibilità di trasformare il “privato” in pubblico. La politica, la sinistra, il socialismo oggi, più che nel passato, hanno il compito di confrontarsi con il mondo dei desideri, con un futuro utopistico immaginato ed immaginario da raggiungere attraverso l’educazione e la conoscenza della realtà. La pedagogia della politica o la politica della pedagogia devono confrontarsi sul piano della ricerca, dello studio, del dialogo, intessendo la propria trama sul tessuto della modernità offerta dalle nuove tecnologie, aspirando ad una democrazia moderna orientata ad un socialismo delle “pari opportunità”. Pari opportunità realizzabili non attraverso l’assimilazione del ruolo della donna a quello dell’uomo ma, attraverso la valorizzazione delle “diversità”. E’ questo il compito della politica e della pedagogia: far percorrere al socialismo la strade delle pari opportunità attraverso la forza del Peito non come esercizio del potere ma, come forza di consenso e di se-ducere. Le strategie da attuare per la rinascita di questo nuovo umanesimo non devono presupporre procedure che giustifichino i “mezzi” ma le stesse devono avere anche valore di “fine” a garanzia del godimento da parte di tutti delle pari opportunità. Questo articolato percorso effettuato del “nostro” uomo alfabetizzato incrocia il pensiero di illustri pensatori ed autori: Omero, Eschilo, Fedro, Esopo, Socrate, Pitagora, Eraclito, Cartesio, Galilei, Leibnitz, Hegel, Rousseau, Marx, Popper, condividendone o criticandone punti di vista e tesi, mettendo in risalto sempre e comunque l’assoluta necessità di conoscenza come vero scibile per raggiungere la “libertà” e la “sua” verità. Buona lettura.
Autore: Caterina Sorbilli
Nata a Tropea nel 1972. Madre di due bellissime bambine, sposata felicemente con un siciliano. Laureata in Pedagogia presso la facoltà di Magistero di Messina nel 1996, pur essendo abilitata all'insegnamento negli istituti superiori, insegno alle scuole elementari come insegnante curriculare, dopo aver per tanti anni insegnato ai diversamente abili. Sono appassionata di letteratura italiana, del romanzo in generale e di Camilleri in particolare. La passione per la lettura mi ha suscitato voglia di scrivere e di informare. Mi piace, particolarmente, dedicarmi alle recensioni di libri che mi permettono di esprimere ed interpretare il mio "senso" del leggere. Sono Cattolica praticante e la mia preghiera si racchiude in due parole: "Gesù misericordia", confido ed affido a Dio il cammino della mia vita.Related Posts
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Umberto Donato
2010/04/30 at 19:21
…Quando il Comunismo incarnava l’altra Chiesa, la Chiesa Atea, la Chiesa senza Dio, la dittatura del proletariato ebbe la sfrontatezza di partorire, affatto socraticamente invero, il suo Piccolo Padre, che non stava in terra, in cielo e in ogni dove, ma stava, molto più prosaicamente al Cremlino…Mi riferisco a Stalin, l’Hitler Rosso, il quale svuotando il Comunismo da qualsivoglia afflato di libertà e di affrancamento dal bisogno delle masse contadine ed operaie, causò il fallimento storico dello stesso e gettò le basi per la vittoria finale del Capitalismo…Paradosso dei paradossi, oggi, l’ultimo Grande Paese Comunista rimasto al Mondo, la Cina, è il più strenuo difensore del Capitalismo Selvaggio, che più Selvaggio non si può…A costo persino di ammazzare il Pianeta, come se loro vivessero su di un altro…Ciao, Cat!