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SUL FEDERALISMO

da il maggio 7, 2010 Letto:139 visite

Post di Francesco Armetta (ufficio stampa Pdl Sicilia)

SUD: UN FEDERALISMO FISCALE GIUSTO E’ POSSIBILE

Il tema del federalismo fiscale è tornato prepotentemente alla ribalta dopo la dura presa di posizione del Presidente della Camera Gianfranco Fini alla Direzione nazionale del Pdl.

Che rappresenti un elemento cruciale, anzi decisivo per il  futuro del Mezzogiorno è sotto gli occhi di tutti. La riforma in senso federale della finanza pubblica, però, è spesso oggetto di dibattito e scontro tra opposte fazioni, l’un l’altro armate di argomentazioni vaghe, confuse e a volte contraddittorie. A fare un po’ di chiarezza è l’illuminante  e ben strutturato saggio di Piercamillo Falasca e Carlo Lottieri, dal titolo ‘Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno’ edito da Rubettino.

La loro analisi liberale parte dalla constatazione che “i problemi dell’Italia e del suo Sud sono strutturali, radicati nell’intreccio tra Stato assistenziale e fragilità di mercato”, e per questo impossibile che “l’ordine tardo-statuale oggi largamente delegittimato” possa soddisfare le domande emergenti dalla società. Esso deve essere ripensato, affinché “si riconosca più spazio alla libertà d’azione dei singoli e al gioco della concorrenza”. Ne consegue che il principio cardine del federalismo fiscale “non può che essere la competizione, ancorando il fisco agli enti locali” al fine di avvicinare “contribuenti e centri di spesa”.

Numeri alla mano, i due autori, dimostrano che “l’ipotesi di una ‘tigre mediterranea’ che percorra il solco tracciato dall’Irlanda non appare infondata” perché “in un ordine economico liberalizzato (e il federalismo muove in questa direzione) al Sud sarebbe possibile garantire i medesimi servizi offerti dalle ragioni del Nord”, ma solo e solo se vengono sconfitti i due nemici mortali del Mezzogiorno: i portatori di vecchie ideologie stataliste e i beneficiari di logiche clientelari. Per tale ragione sarebbe opportuno, secondo Piercamillo Falasca e Carlo Lottieri, che la classe dirigente del Sud “anziché invocare una maggiore redistribuzione in loro favore” accettasse “la sfida della competizione fiscale”, non insistendo sulle “perequazioni – cioè sulla conservazione dello staus quo – ma invece di proporre allo Stato uno scambio: suggerendo che alla riforma federale – continuano – si accompagni contestualmente l’abbattimento generalizzato per dieci anni dell’imposta sul reddito d’impresa, sia per la imprese che operano al Sud, sia per quelle che intendono investire in quei territori”. La misura avrebbe un costo sostenibile per l’erario e creerebbe quelle condizioni favorevoli allo sviluppo economico e all’occupazione che decenni di trasferimenti miliardari verso il Mezzogiorno non hanno prodotto.

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