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Buon compleanno statuto di Gianfranco Miccichè
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Festeggiare lo Statuto siciliano significa festeggiare la più grande risorsa politica ed istituzionale che la nostra regione abbia mai avuto: quando, il 15 Maggio del 1946, l’allora Luogotenente del Regno d’Italia, Umberto di Savoia, assieme al Presidente del Consiglio, De Gasperi, e al Guardasigilli, Togliatti, firmò il regio decreto di approvazione dello Statuto della Regione siciliana, la nostra Terra ottenne una straordinaria conquista di autonomia e dignità per il proprio popolo, finalmente riscattato da una storia di millenaria subalternità.
Fu, quello, il coronamento di un sogno, la fine di un percorso, lungo e sofferto, iniziato con l’unificazione del Paese; fu, quella, la risposta migliore che si potesse dare alla domanda di autonomia dei siciliani, i quali la ottennero senza peraltro infrangere l’autorevolezza e l’interezza dello Stato nazionale, sorto dal Risorgimento.
Una risposta data da grandi personalità della storia politica siciliana: da Giuseppe Alessi (primo presidente della Regione) a Ettore Cipolla (primo presidente dell’Assemblea regionale siciliana), da Pompeo Colajanni a Giuseppe La Loggia, dal separatista Canepa a una delle primissime parlamentari donne siciliane, Ines Girgenti Curella; senza dimenticare i Restivo, gli Aldisio, gli Ambrosini; e, soprattutto, senza dimenticare il grande contributo che ancor prima all’Autonomia seppe dare don Luigi Sturzo, dai più considertato, infatti, il padre nobile dell’Autonomia regionale. Personaggi politicamente e culturalmente diversi tra loro, ma tutti pezzi importanti di un mosaico dalla difficile composizione, in quei difficili anni ‘40, in cui arretratezza economica e banditismo, da una parte, e una certa controtendenza dei poteri centrali, dall’altra, costituivano un, diretto o indiretto, argine alle tensioni autonomistiche e alla connessa volontà di dare alla Sicilia un volto nuovo.
Festeggiare l’Autonomia significa ricordare questi uomini, celebrare la straordinaria sensibilità di questi autorevoli interpreti della politica siciliana e, attraverso il loro ricordo, assumerli a modelli da imitare, per mantenere alla politica di oggi e alle sue istituzioni quel senso di luogo nobile di azioni e decisioni importanti.
Ma, al di là del, sia pur doveroso, momento celebrativo, festeggiare l’Autonomia significa, anche e soprattutto, cercare di comprendere a fondo la reale portata di tale conquista. Con l’Autonomia la nostra regione diventa padrona del proprio destino, ”la bandiera delle rivendicazioni del Mezzogiorno – sono parole di Alessi - passa nelle mani della Sicilia”.
Così fu a partire da quel 15 Maggio del ‘46, così è ancora oggi! Grazie allo Statuto autonomo, oggi come ieri, siamo noi a decidere AUTONOMAMENTE del nostro destino, a determinare le nostre fortune o sfortune. Questo lo sottolineo, proprio perchè ritengo che l’anniversario dell’Autonomia debba assumere un significato utile, non debba, cioè, fermarsi alla sola retorica delle celebrazioni fini a se stesse, ma debba fare di queste uno strumento di riflessione, utile a rivedere gli errori del passato, per affrontare al meglio il futuro.
Un futuro d’impronta sempre più federalista, che ci attende al varco delle nostre responsabilità, di politici e di cittadini. Un futuro che, lo Statuto c’insegna, è tutto nelle nostre mani!
Anche per questo, mi duole constatare come la storia dell’Autonomia sia ancora poco conosciuta. E, pur reputandolo importante, non credo basti festeggiare lo Statuto a colmare questa assurda lacuna nelle coscienza e conoscenza dei siciliani. Auspico, pertanto, una sempre maggiore attenzione da parte delle istituzioni, che hanno il dovere d’incoraggiare seminari, convegni, pubblicazioni e quant’altro possa servire a rendere i nostri conterranei edotti di una delle pagine più significative della loro storia e, in tal modo, più coscienti delle enormi potenzialità di cui essi dispongono per il futuro.
Autore: Gianfranco Miccichè Blog
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