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Messina, Policlinico e poteri occulti
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Da giorni la stampa nazionale e quella locale si dedicano al Policlinico di Messina, in riferimento al caso di quella giovane donna che ha partorito mentre due medici erano impegnati a darsele di santa ragione. Una scena difficile da immaginare, drammatica perchè reale, ma più sensata se fosse stata vista in una demenziale commediola americana. Un rincorrersi di notizie e commenti che hanno praticamente intasato i media e le pagine dei giornali. A Messina però, bisogna sottolinearlo, si ravvisa una costante: questi casi, dopo il polverone iniziale, finiscono nel dimenticatoio e spesso si chiudono con un nulla di fatto.
In molti hanno tentato di spiegare il perchè, a cominciare da Calogero La Piana, di certo non un famoso comunista, ma un Arcivescovo, che già nel gennaio del 2009, quando si parlava della parentopoli universitaria (strettamente legata al Policlinico), disse chiaramente:
“La nostra è una città che vive sotto una cappa massonica che controlla tutto e tutti, che impedisce lo sviluppo per poter dominare tutto. Guardate a fondo cosa c’è sotto lo strato che si vede in superficie, dietro la vetrina. Il controllo dell’economia, di opportunità di lavoro. Alla fine questo rende la città sottomessa a logiche che non consentono a chi ha capacità di potersi realizzare, di esprimersi. O entri nel meccanismo o non avrai spazio: è un clima massonico, c’è chi lavora perché tutto appaia in un certo modo e che impedisce l’espressione della creatività dei messinesi. In città ci sono tra 32 e 38 logge massoniche”.
E’ esattamente questa cappa massonica a impedire all’azienda sanitaria universitaria di funzionare, poichè il potere occulto che si nasconde dietro numerosissime assunzioni, non consente a coloro i quali sarebbero davvero in grado di rendere l’ospedale uno dei più efficienti del Mediterraneo di emergere e mettere e disposizione della comunità la loro eccellenza.
Dello stesso avviso del Mons. La Piana è il direttore generale del Policlinico, Giuseppe Pecoraro, che da quando si è insediato denuncia anomalie e ambiguità:
“Qui comanda la massoneria; chi non ci sta viene respinto ai margini“.
Poco più di sei mesi fa aveva tuonato durante un congresso della CGIL, raccontando che all’interno dell’azienda sanitaria universitaria il clima era irrespirabile. Spiegò che stava cercando di rimuovere le incrostazioni dei centri di potere, e che questo ovviamente a molti non piaceva. In quell’occasione, infatti, le polemiche non si fecero attendere. Anche questa volta la denuncia pubblica del dg scatena le polemiche, e una delle prime reazioni è quella di Giuseppe Buzzanca, sindaco della città dello Stretto, che lo ha accusato di voler creare confusione.
Al sindaco Buzzanca (che, ricordo, abusivamente ricopre due incarichi) bisognerebbe spiegare che la confusione non nasce dalle denunce pubbliche di chi subisce malcelate intimidazioni e inviti a cambiare rotta, ma da chi fa parte di consorterie, gruppi di potere, logge massoniche. E il sindaco Buzzanca, essendo assiduo frequentatore del ‘circolo culturale Corda Fratres’, centro del potere barcellonese fortemente sospetto di essere anche un circolo para-massonico, dovrebbe saperlo. Buzzanca è a conoscenza del fatto che a Messina, la città che lui ‘amministra’ (illusione, questa, effimera), il diritto si scambia con il favore?
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/> In relazione al Policlinico ed all’Università di Messina non si sono ravvisati soltanto semplici casi di malasanità, ma anche concorsi truccati, commissioni d’esame pressate, fondi pubblici sperperati e scandali legati a specializzandi e dottorandi che visitano e operano malcapitati pazienti.
Lo scandalo che ha travolto l’Università di Messina su concorsi truccati e appalti ha coinvolto l’attuale rettore dell’Ateneo, Franco Tomasello, a proposito del quale i giudici del Tribunale del Riesame nel provvedimento di conferma della sua prima sospensione, denunciarono l’“allarmante ostinazione manifestata nella conduzione clientelare della propria carica” e la “pericolosa quanto diffusa inclinazione alla rimozione assoluta del disvalore morale insito nelle condotte in esame ed alla sua sostituzione con un atteggiamento di compiaciuta, disinvolta ed opportunistica solidarietà rispetto al beneficiario dell’abuso, che poco giova al prestigio e all’autorevolezza dei pubblici uffici coinvolti in simili dinamiche”.
Insomma, Tomasello pare proprio essere uno di “loro”. Uno di quei personaggi che appartengono a gruppi di potere e che dall’alto delle loro posizioni decidono le sorti della città. Questo, però, non deve destare sorpresa, poichè se degli ultimi quattro rettori dell’Università di Messina ben tre sono finiti sotto inchiesta, un motivo c’è.
Per finire, persino l’ombra di un irrisolto omicidio grava sull’azienda ospedaliera e le trame che la caratterizzano: quello del Prof. Matteo Bottari. Il primario di Endoscopia e professore universitario fu assassinato il 15 gennaio del 1998. Lo fraddarono con un fucile a pallettoni mentre si trovava sulla sua auto, fermo al semaforo. Perchè? Bottari era il genero dell’ex rettore Guglielmo Stagno d’Alcontres ed il braccio destro del suo successore Diego Cuzzocrea. Le indagini della Polizia si concentrarono subito sulla gestione degli appalti dell’Università, e in città giunse la Commissione Parlamentare Antimafia, che sentenziò: la città è governata da un grumo d’interessi politico-affaristico-mafiosi che ha il suo fulcro all’Università, che gestisce un budget di appalti di 250 miliardi.
Provate a indovinare cosa ne è oggi del caso Bottari? Una cappa di silenzio inquietante incombe sulla memoria del compianto professore, che non lascia spazio a dubbi: quel potere gestisce ancora oggi, dopo 12 anni dalla sua morte, la città di Messina.
Autore: Sonia Alfano
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