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Gli investimenti in Libia del governo italiano non devono escludere la Sicilia

da il settembre 6, 2010 Letto:318 visite

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Leggiamo da più parti che il governo si appresta ad elaborare un piano di investimenti per il sud. Non possiamo non apprezzare l’idea. Ci piacerebbe capire come si finanzia e, in ogni caso, ci auguriamo che si tratti di finanza alternativa e addizionale a quella che ci è già dovuta (Fondi Strutturali e FAS) e a quella che è mancata alle nostre ferrovie e alle nostre autostrade.

Chiederò un incontro con il presidente del Consiglio per illustragli le tre questioni che abbiamo ancora aperte: il caso di dell’aeroporto di Comiso, la Tirrenia e il Consorzio autostrade, vicende che toccano il sistema dei trasporti e delle infrastrutture che, per un’isola come la Sicilia, sono di importanza vitale per lo sviluppo.

A quelle aggiungerò un quarto punto relativo alla ripresa dei rapporti con la Libia e alle decine di miliardi di euro che saranno investiti in quel paese per la modernizzazione: la Sicilia e le sue imprese non possono restare escluse da quei lavori, sarebbe un peccato ed un errore.

Sebbene qui da noi non ci siano colossi come Finmeccanica ed Impregilo ci sono comunque tante medie e grandi imprese che hanno dovuto superare una selezione cento volte più dura imposta dalla realtà economica e sociale del sud. Imprese che, in Sicilia, si vanno affermando nel settore dell’edilizia come in quello dell’informatica, nella produzione dei pannelli fotovoltaici come nell’impiantistica, nelle infrastrutture, nella formazione professionale e universitaria, nell’assistenza sanitaria.

Ci sono molte imprese, pronte a consorziarsi tra loro o con le grandi imprese nazionali, che non possono trovarsi escluse dall’albo che il presidente del Consiglio potrà aggiornare e segnalare alle autorità libiche.

Siamo ad un tiro di schioppo da Tripoli. La compagnia aerea di un imprenditore siciliano, Wind Jet, è pronta ad attivare voli diretti da Palermo e Catania per Tripoli che si raggiunge in meno di un’ora.

Inoltre in Sicilia vivono centinaia di persone, provenienti dalla Libia, che conoscono la lingua e i luoghi meglio di chiunque altro. In questo momento di crisi e di recessione non potendo pensare ad investimenti in Slovenia o in Romania, territori più a portata di mano per il nord Italia che per il meridione, la prospettiva concreta per la Sicilia è il nord Africa e il bacino del Mediterraneo.

L’unica alternativa seria all’emigrazione. Non si tratta di interventi assistenziali ma di dimostrare concretamente la fiducia necessaria perché la Sicilia ed il sud possano riprendere con slancio la via dello sviluppo e del lavoro.

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