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Tutti litigano. Il PD è più fresco di un “quater” di pollo

da il settembre 15, 2010 Letto:2.584 visite
lombardo

Certo che se qualche anno fa avessimo soltanto provato ad immaginare l’attuale situazione politica siciliana, mai e poi mai avremmo sostenuto che il centro destra e il re del voto Udc, sarebbero stati così allo sbando, spaccati e nervosi. Oggi la situazione è questa. Il presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo, come un’anguilla è schizzato via dalla mani di Berlusconi e Miccichè, o almeno così sembra dalle ultime dichiarazioni rilasciate dal Governatore. I “buoni rapporti” annunciati qualche giorno fa da Lombardo riferendosi al Premier Berlusconi, sarebbero stati solo un annuncio per prendere tempo, o probabilmente un ultimatum che non deve avere avuto gli esiti sperati. Intanto il PD cheto cheto, che da mesi viene attaccato con l’accusa di tenere a galla questo governo regionale, pare che si stia preparando a fare il salto della quaglia. Infatti il segretario regionale Lupo, consapevole dell’enorme valore che hanno i voti del PD in aula, oggi ha dichiarato che solo se Lombardo metterà nel programma le proposte avanzate dal Partito Democratico si potrà valutare l’eventuale proposta di far parte di un governo per l’attuazione delle riforme. E se questo avvenisse cosa succederebbe? Quale situazione politica si creerebbe in Sicilia? Una nuova maggioranza formata da Mpa, Pd, il gruppo Futuro e Libertà e dall’altro lato, i due Pdl e l’Udc, del quale si aspettano ancora decisioni ed evoluzioni o mutazioni, data le recente bagarre intercorsa tra Casini e il segretario regionale Saverio Romano, quest’ultimo, assieme ad altri deputati regionali, tra cui l’ex presidente della regione Sicilia Totò Cuffaro, propenso a sostenere Berlusconi ma solo con il ruolo di opposizione responsabile, la stessa che fino ad oggi i centristi siciliani hanno contestato al PD in ambito regionale additandoli come corresponsabili di un inciucio antidemocratico. Se l’Udc sarà parte dei “giochi”, a poter dialogare con Lombardo sarà l’ala “lealista” che in Sicilia fa capo al messinese Gianpiero D’Alia.
La situazione regionale siciliana non è splendida, ma se davvero si arriverà all’approvazione di riforme quali il decentramento amministrativo, la riforma della legge elettorale per gli enti locali con la doppia scheda per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale, la riforma socio-sanitaria e il piano straordinario per lo sviluppo con l’uso immediato dei fondi Fas, avranno vinto gli interessi della Sicilia e non le logiche di partito. La speranza è che anche a livello nazionale, se questo Governo sopravviverà, si metteranno sul piatto riforme importanti per i cittadini e non si continui a parlare di lodi salva qualcuno, piuttosto che di processi brevi e prescrizioni lampo. Solo così il galleggiare, troverà una giustificazione e a denti stretti, tutti dovranno riconoscere che a qualcosa è servito.

Francesca Scaglione

Autore:

Nata e cresciuta a Palermo, la città più contraddittoria del mondo. La passione per la politica e per il giornalismo sono sempre state al centro della mia vita fin da piccola. Tant'è che da bambina partecipavo volontariemente a estenuanti riunioni nel mio quartiere per ascoltare il sindaco, piuttosto che l'assessore parlare. Luoghi in cui l'età media sforava i 40/50.. da allora posso confermare che gran parte delle parole ascoltate quando avevo pochi anni, sono rimaste tali :)..

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