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Eluana e Piergiorgio: due esseri umani dimenticati
Se qualcuno dovesse chiedermi qual è la cosa che più mi colpisce di questo nostro bel paese non avrei dubbi sulla risposta: la fretta. La fretta con cui si giudica, si accusa e si assolve. La fretta con cui si spargono le notizie. Ma soprattutto la fretta con cui si dimentica. Ne sanno qualcosa gli appassionati di cronaca nera o più semplicemente coloro che assistono alle oscenità dei programmi televisivi pomeridiani. Siamo assaliti per giorni e giorni da immagini di vittime innocenti, assassini troppo astuti, presunti orchi, prostitute (o come si ama definirle eufemisticamente escort), minorenni in cerca di gloria; ma tutto ciò, nel giro di qualche settimana, è destinato a cadere nell’oblio mediatico, perché un nuovo caso attira l’attenzione, o semplicemente perché il politico di turno ha trovato un altro mezzo per attaccare l’avversario. E così quelle persone escono dalle nostre vite con la stessa velocità con cui vi sono entrate, spesso senza lasciare nessuna traccia. A volte, però, il ricordo riaffiora.
Lunedì scorso al programma ‘Vieni via con me’ si è tornati a parlare di due storie che hanno diviso l’Italia. La prima, più recente, è quella di Eluana Englaro, che come tutti sanno, a seguito di un incidente stradale, ha vissuto per 17 anni in stato vegetativo. Il padre Beppino, noto per aver spesso preso posizione a favore dell’interruzione della nutrizione artificiale, è ancora una volta intervenuto sulla vicenda della figlia. Due sono stati i pilastri concettuali su cui si è retto il suo discorso: la consapevolezza – Eluana, ha riferito il padre, era una ragazza “consapevole ed informata”, che “conosceva la condizione riservatale” – e il rispetto. Su questo termine Beppino ha particolarmente insistito declinandolo in tutte le sue forme; ha definito Eluana “rispettosa verso sé e verso gli altri” e ha concluso: “la persona, anche in stato vegetativo, deve essere rispettata in tutti i diritti fondamentali”. Tra le righe, forse, ha invocato quello stesso rispetto anche per sé stesso, che si è attirato le critiche dell’opinione pubblica per aver, come egli stesso ha detto, soltanto dato voce ai desideri della figlia.
L’altra vicenda, meno nota ma forse più toccante, è quella di Piergiorgio Welby, morto nel 2006 a causa di una distrofia muscolare in forma progressiva, dopo aver più volte chiesto che venissero interrotte le cure che lo tenevano in vita. A raccontarci la sua storia è Roberto Saviano. Lo scrittore, visibilmente coinvolto, sceglie di parlare di un tema difficile e per pochi con un linguaggio facile e che riguarda tutti: quello dell’amore. Racconta così l’incontro con la moglie Mina, le difficoltà sopraggiunte con il degenerare della malattia, e legge un elenco, stilato dalla moglie, delle ultime parole dette da Piergiorgio prima di morire. “Tonight i’ll be staying here with you”, di Bob Dylan, era la sua canzone preferita.
Piergiorgio ed Eluana, però, sono restati con noi solo per il tempo della loro ultima notte, o poco più. In futuro, come nel presente, il loro ricordo verrà strumentalizzato, ma nessuno, o pochi, diranno quanto amassero la vita al punto di volere a tutti i costi la morte. Con la stessa fretta di cui parlavo all’inizio, oggi e domani saranno dimenticati e liquidati come simboli; altrettanto frettolosamente, ma direi esclusivamente, lunedì sera, per lo meno, sono stati ricordati come esseri umani.













