Ora:

Se a Palermo un negozio chiude a causa di “Qualcuno” (che chiede il ‘pizzo’).

da il giugno 26, 2011 Letto:728 visite
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Cercavo un caffè. Ho trovato un bar chiuso ed un drammatico biglietto. Siamo a Palermo, in piena via Roma ‘vecchia’, tra negozi di lusso ed alberghi a cinque stelle.
Di ritorno da un appuntamento di lavoro decido, come faccio spesso, di prendere un caffè. Mi torna in mente che, a pochi passi, c’è questo bar, piccolino e ben gestito, dove fanno ne uno ottimo. Supero di slancio altri e ben più noti cafè cittadini, puntando dritto alla mia meta. Giunto davanti al locale trovo la saracinesca abbassata. Nella vetrina è apposto un foglio A4 con un laconico messaggio:

“Mio Malgrado per colpa di ‘Qualcuno’ e della Burocrazia; sono costretto a chiudere l’Esercizio in data 30.05.2011. Ringrazio tutti i miei clienti. Grazie di Cuore”.

Sbaglierò, ma ho subito pensato che quel “qualcuno” sottintendesse “.. che mi ha estorto denaro ogni mese”. Vero che negli ultimi anni la lotta al “pizzo” ha fatto passi da gigante con tanti commercianti che hanno trovato il coraggio di denunciare i loro estortori, con l’ associazione “addiopizzo” che, oltre a smuovere le coscienze sul problema, si è costituita parte civile nei relativi processi.  Eppure mi pare che  il “pizzo” continui ad essere una delle spese che gravano sui bilanci delle attività cittadine. E molti, soprattutto i più giovani e più deboli, tra pagare e denunciare,  decidono di chiudere.

Proseguo il mio cammino, consapevole che non basterebbe tutto lo zucchero del mondo ad addolcire questo amarissimo caffè non preso.

Fenics

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