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Igor ce l’ha fatta. Da Marsala a Torino in bicicletta per raccontare l’Italia
Igor ce l’ha fatta, ha concluso la sua piccola missione, raggiungere Torino, partendo da Marsala (TP), in bicicletta. Un percorso per ricordare l’Italia ed i suoi 150 anni, ripercorrendo all’incontrario quella che fu la missione di Garibaldi.
Ci sono voluti 21 giorni e circa 2000km di pedalate sotto il sole cocente dell’Italia d’agosto per scaricare definitivamente la tensione.
Sul blog (www.igordindia.it/myblog),dove in questi giorni ci ha testimoniato con messaggi live, foto e piccoli clip, il suo cammino, è apparsa la sua ultima dichiarazione:
“Non so spiegarvi quello che provo, ma di certo sono più confuso che persuaso. Adesso devo raccogliermi in silenzio a pensare. La domanda spontanea all’arrivo è stata “e ora? Che faccio?”.
Prima di partire D’India aveva un “sogno”, dimostrare di appartenere ad una generazione che crede ancora nel Paese, nel lavoro, nei valori e nello spirito di sacrificio.
Ci è riuscito compiendo un’ impresa folle, Igor non è un ciclista, completando con impegno e sacrificio la sua missione.
Nei prossimi giorni sul blog potrete leggere tutti gli inediti del viaggio, con le interviste ed i racconti più strani di questa avventura.
Chi è Igor?
Igor D’India Freelance Videomaker per Alcolica Creative Adventure Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa?: Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure “domestiche” venute in seguito. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochissimi mezzi a disposizione. Lo stile è quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici troppo avanzati, ad esempio, possono contaminare l’approccio onesto all’esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all’ ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) garantisce una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno in merda o è colpa tua o dell’ imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire “ma chi me lo ha fatto fare?”. I ricordi te li godi dopo anni, grazie alla cara amica memoria e a una fresca birra con gli amici, ma evidentemente ne vale la pena.










