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Quell’eloquente silenzio in ascensore

da il ottobre 29, 2008 Letto:429 visite

Ognuno di noi, almeno una volta nella propria vita, ha utilizzato quell’utilissimo mezzo che ha la capacità di sballottarci da un piano all’altro di un qualsivoglia palazzo: il nostro amico ascensore. Pochi secondi per giungere a destinazione, secondi che, a volte, sembrano durare un’eternità.

E’ proprio sull’ascensore che ogni incontro, con un condòmino o un estraneo, diventa un intervallo di tempo interminabile, addirittura imbarazzante. Sembra quasi non si arrivi mai. Ebbene, io sono una frequentatrice assidua dell’ascensore del mio stabile ( 4 piani a piedi, ragazzi, sono parecchi!!! ) e, puntualmente, quando devo condividere quel “metro quadrato” con qualcuno, mi rendo conto che ciascuno di noi ha un approccio differente con il proprio “compagno di viaggio”. Anzi, direi proprio che, nel 90 % dei casi, non esiste alcun tipo di approccio. C’è chi, ininterrottamente e freneticamente, guarda l’orologio, come se quei secondi sull’ascensore fossero causa di ritardo o di non so cosa; c’è chi, allo specchio, contempla la propria dentatura o, addirittura trova una puntina sul viso, evidentemente non visibile allo specchio di casa e, quindi, da spremere sul luogo stesso; c’è chi fissa un punto ( i tasti, per esempio, o le manopole delle porte ), fingendosi assorto nei propri più profondi pensieri ( ma in realtà, l’unico pensiero è:  “ma quando arriva questo cavolo di ascensore?” ); c’è chi gioca col cellulare o fa finta di inviare un sms; c’è chi guarda le proprie mani; c’è chi canticchia pur di non intrattenere una conversazione. Ma non sempre chi condivide lo “spazio ascensore” si accontenta dell’eloquente silenzio del compagno; ecco che viene fuori un argomento. Volete sapere quale? Beh, scontato. Il tempo. “Troppo caldo oggi. Non si respira.” “Ma si sta buttando di nuovo vento? Mah, non se ne sta capendo più niente. Uno non sa come si deve vestire.” Dall’altro lato, qualche cenno per annuire o, addirittura, il piacere di rispondere e intrattenere una conversazione che, a quel punto, non durerà più il tempo del viaggio, ma si prolungherà fino all’arrivo nel pianerottolo, con le porte aperte, un interlocutore dentro ed uno appena fuori e con i cori all’unisono di coloro i quali, dagli altri piani, urlano: “ASCENSOOOOOOOOOOOREEEEEE!”.
Sinceramente, non so se l’imbarazzo da ascensore (sembra quasi una patologia) sia legata a una questione di prossemica, dato che ci si sente quasi privati del nostro spazio fisico più intimo. Vorrei capirne di più e per questo vi chiedo: come passate il vostro tempo in ascensore? Siete eloquentemente silenziosi o vi imbattete in discorsi sul tempo? A voi la parola…

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