Per Melo resterà sempre un mistero del perché papà Vincenzo decise di trasferirsi armi e bagagli a Palermo. Anni prima, il cavaliere Vaccaro, approssimandosi l’età dei primi acciacchi, dopo una delle tante “gite” solitarie a Palermo, conclude un affare che cambierà la vita ai suoi tre figli. In che cosa consistessero queste gite nel capoluogo a Melo non fu mai chiaro. Di una cosa era certo: ad ogni ritorno da Palermo, il cavaliere e la signora Teresa ingaggiavano battaglie verbali che duravano fino a notte fonda. Melo era il piccolo di tre figli.
Francesco, per tutti Franco, a stenti e senza troppa voglia, era diventato da pochi mesi ragioniere. Ora il compito di trovare il “posto”, dopo i notevoli sforzi di don Vincenzo, passava al prozio, l’arciprete Minnelli, che forte dei suoi tanti santi sia in paradiso e soprattutto in terra, non avrebbe faticato a sistemare il suo figlioccio alla Regione o alla provincia di Caltanissetta o quanto c’era di meglio in fatto di sistemazioni. Dopo il posto, per Francesco c’era già pronta una bellissima vita coniugale. Nina Gatto, la fidanzata, era la figlia dell’ex sindaco l’avvocato Antonino Gatto, D.C. della prima ora e naturalmente “coraggioso” antifascista. Poco importa se “il figlio della lupa”, Nino Gatto, marciava in prima fila il sabato. In prima fila, non per meriti, ma per via dell’altezza, non eccelsa. La seconda genita, Germana, bellina ma troppo riservata e timida. Il suo dare poca confidenza alle compagne di scuola veniva scambiato per superbia; in realtà la ragazza aveva una sola vera amica, la cugina Luciana. Con la cugina non aveva riservatezza alcuna e Luciana era la fedele ed eclusiva custode dei suoi segreti. Per la verità non molti. Melo era il terzo genito, arrivato, come diceva spesso la mamma, per errore. Quale era quest’errore Melo non riusciva a capirlo. Il ragazzo era il più sveglio dei tre e dimostrava propensione allo studio e i suoi interessi era rivolti alla lettura e veniva considerato un chiacchierone di prim’ordine. Il maestro Sola lo chiamava, Gruddu Pintu. Da grande, dopo gli studi superiori, avrebbe saputo che era un logorroico. Ma non era una brutta malattia: quella si chiama gonorrea. Il suo esibizionismo, lo portava ad essere sempre al centro dell’attenzione e guai a chi non gli prestava attenzione. Papà Vincenzo sognava un futuro radioso per questo terzo figlio, arrivato per sbaglio, anche il cavaliere dava manforte a quello che diceva la moglie sul piccolo di casa. Il trasferimento a Palermo era forse la scelta più ponderata per il futuro dei figli e Vincenzo Vaccaro non aveva dubbi in proposito, come mamma Teresa che, una volta tanto, condivideva la scelte del marito. Certo, allontanarsi dal paese, cambiare abitudini comportava disagi e sacrifici, ma per i figli questo ed altro.
Melo, dopo i primi giorni nella nuova casa, decide di scendere in strada di nascosto alla mamma e va alla scoperta della metropoli. L’incontro che darà un indirizzo ben preciso alla sua vita avviene così per caso. Da quel giorno Michele e Melo diventeranno amici per sempre, condividendo l’amore per lo sport più bello del mondo: il calcio o come dicono a Palermo, u palluni
“Ma a te piace il calcio?”
“ Si, ma non ho visto mai una partita. Sai al mio paese non arriva ancora la televisione e gli unici che giocano a calcio sono alcuni ragazzi che nel pomeriggio vanno dietro le case popolari”.
“Cosa sono le case popolari?”
“Mi viene da ridere. Possibile che un ragazzo di città come te non sa cosa siano. Al mio paese ci stanno gli impiegati comunali e qualcuno dell’eas”.
“E cosa è l’eas?”
“ Possibile che non sai neanche questo. Sono quelli che mandano l’acqua dentro le case.”
“ Ma si scimunitu, l’acqua nelle case la mandano quelli del municipio”.
“E, forse, in città, al mio paese la manda u zu Nenè , ogni tre giorni e quando non lo fa, u piggianu a malipalori.
“ Ma come parli, si dice maleparole. Si propriu viddranu”.
“ Che vuoi dire con viddranu? Al paese viddranu significa contadino e non è una parola d’offesa e poi io sono figlio di civili. Mio padre è stato socio fondatore del casino dei civili”
“Se vabbè, ora uno si rapi un casinu e passa pure pi persona per bene o come dici tu civile, mi viene di ririri”
“ Tu dissi antura, che da noi casino significa circolo ricreativo.”
“E appunto chiù ricreativo di un casino”
“ Senti se hai voglia di fare u spiritusu dimmelo, accussì, rido pure io e a faciumu finita.”
“ Mi chi sei permaloso e viddranu rigniculu.”
“Io sarò viddranu, come dici tu, ma rigniculu proprio no.”
“ Ma che hai capito? Ti pare che ti volevo offendere un’altra volta e ti volevo paragonare ad un ragno; rigniculu significa paesano ancora più arretrato. Lo sento dire spesso ai negozianti vicino alla stazione che, quando vedono avvicinare uno di paese dicono: prepariamoci che stanno arrivando i rigniculi e ci divertiamo a pighiarli pi fissa.” “
Ma non avevamo cominciato se mi piaceva il calcio, perché sta finendo che ci stiamo quasi sciarriando? “
“Che ne so io? Hai cominciato tu con la storia del casino. A proposito, sticchiu ni firria al tuo paese? “ “
Intanto, non ho l’abitudine di dire parolacce e poi non capisco cosa vuoi dire?”
“ Se vabbè, non sai chi è u sticchiu?”
“ Cosa è lo so. Non capisco che vuoi dire, cu ni firria.”
“ Voglio dire se ci sono ragazze con cui ci si può facilmente ngrizzare e se vi sono i casini, quelli veri, dove si incontrano i fimmini.”
“ Si fitusu. Mi metti in difficoltà con sti palore palermitane; lo sai che è da poco che abito qua e molte palore non le capisco.”
“ E che vieni dall’america, mi pare che il tuo paese è in Sicilia e poi non lo faccio apposta, noi parliamo così anche perché non so come dite da voi, quando ti metti con una ragazza, ma solo pi babbiari. Poco fa, con la storia delle case popolari e dell’eas non hai fatto lo stesso.”
“ Ma che c’ entra, le case popolari e l’eas lo sanno tutti cosa sono, che ne so io che tu di città non sai cose così elementari e poi è italiano non dialetto palermitano. A me mi hanno detto che le persone di città sanno un mucchio di cose che noi di paese neanche ce le sogniamo.”
“Allura si veru scimunitu. Che c’entra? Le persone che studiano già alle superiori e sono diplomati, sanno tante cose, non un picciutteddu come a me che solo ora sta iniziando la scuola media.”
“Le case popolari al mio paese le hanno date a chi ha fatto la domanda, perché non poteva più stare a casa affittata e lavorava in paese. Sai da noi chi non lavora da contadino lo chiamiamo, lagnusu. Il nuovo rione che è stato chiamato Delle Rose, noi lo intendiamo come il rione dei lagnusi. L’eas significa: ente acquedotti siciliani, me lo ha spiegato il figlio del signor Nenè che è quello che apri l’acqua e abita nel rione dei lagnusi”
“ Bel modo di chiamare la gente che lavora. Chiamate lagnusu uno che ha il posto sicuro e la pensione assicurata fino a chi mori. Magari mio padre fussi lagnosu come u zu Nenè. Sai mio padre fa il fontaniere e il negozio manco è suo e avi un principali, ca quannu arriva il sabato trova mille scuse per non dargli tutta la simanata”
“ Che cosa è la simanata?”
“ Ma da unni veni? Non sai che chi lavora in una putia o a muratore o è impiegato da un falegname o, come mio padre, da fontaniere viene pagato il sabato.”
“ Mattina o pomeriggio?”
“ Chi si precisu! Certe volte neanche il sabato. Da noi tutte le scuse sono buone per non pagare. A proposito la tua famiglia come vive e perché siete venuti ad abitare in città?”
“ Ci stiamo conoscendo ora e, a parte ca mi pari un poco ntricanti, posso dirti che mio padre possiede un po’ di terreni e abbiamo affittata una casa al catasto. Siamo venuti ad abitare in città per studiare e poi , come ti dicevo, mio padre non è viddrano, è civili. Significa, ca ha i mitatieri che coltivano la terra e si sparti a mità.”
“ Un ci capivu nienti. Mi vuoi fare capire ca va passati bona e che tuo padre campa ai spaddri ri l’autri.”
“ Intanto, mio padre, anche se non zappa, non miete e non spaglia, in campagna ci va sempre a guardarisi l’interessi. E poi è una persona per bene e divide il frumento e gli altri prodotti a metà con il mitatieri e poi ci paga un saccu di tassi. E anche quando c’è na malannnata, i tassi si pagano u stessu e deve passare un altro anno prima di vedere arrieri sordi”
“Comunque anche se dividete a mettà con i mitareri ca si fannu un culu accussì, sempre il contadino o u viddranu come lo chiamate al paese, pi mia resta sempre uno che lavora poco e sfrutta u travagghiu ri l’autri. Chi fa? Va a guardare quello che fa o ha fatto il contadino.”
“ Primo non si chiama mitareri come hai detto, ma mitatieri e poi mio padre ha sempre un sacco di pensieri in testa. E i cunti chi li fa?”
“ Non mi pare che fare i conti faccia sudare o curvare la schiena. Ma, perché siete venuti in città? Non c‘erano le scuole medie in paese?”
“Mi ma si na camurria, quante cose vuoi sapere. Le scuole medie ci sono, fino al quinto ginnasio, ma a mio padre non piacciono gli insegnanti, figurati che un laureato in legge insegna latino e greco e gli allievi escono tutti ignoranti e poi, papà, vuole che io diventi una persona importante e in città è meglio.”
Melo comincia a spazientirsi per tutte le domande che fa il ragazzo di città. Sì, perché ancora fra i due non è avvenuta la presentazione ufficiale. Non importa come ti chiami, ma chi sei e cosa fanno i tuoi genitori. Melo, giustamente vuole mantenere il suo riserbo e l’ho fa notare al ragazzo palermitano e giustamente ritorna al tema con cui avevano fatto iniziare la conversazione.
“Ma chi ti interessa? Non avevamo cominciato che mi domandavi se mi piaceva il calcio.”
“ Vero è. Sai io da grande voglio fare il calciatore e guadagnare un sacco di soldi e fare ritirare mio padre e comprargli una bella casa e farlo vivere da signore, come te.”
“ Che c’entro io? Noi dalle terre ci ricaviamo il giusto e poi io sono ancora un ragazzo e non ho mai capito cosa significa vivere da signori come mi dicono molti in paese per mio padre e i mii nonni materni”
“ Minchia, non solo tuo padre, pure tua madre sa passa bona. So pure che la casa che avete qui è pure vostra?”
“Mi sta siddriannu , ciao. Anzi lo sai chi ti dico? Meglio che non ci vediamo più. Sei tale e quale i miei paesani, che questa storia delle proprietà me lo ricordano in continuazione come se fosse un delitto.”
“ Ma va fan culu, tu e tutti i tuo terreni. Io il calciatore farò e mi comprerò mezza città.”
Anche il ragazzo palermitano ha il suo orgoglio. Non importa se è nato povero. Il riscatto e i soldi verranno dal calcio.
“Ma non dovevamo andare a vedere una partita fra due squadre vere, con le scarpe da futbul con i tacchetti, i pantaloncini e le magliette di vari colori e l’arbitro vestito di nero?”
“ Mi pari ca ti conosco da sempre. Ti pari che la città e piccola come il tuo paese. Per vedere i giocatori, quelli veri che vengono dal continente, bisogna pagare il biglietto e per arrivare allo stadio si deve prendere l’autobus. Hai mai preso l’autobus?”
“ Si, a corriera del signor Lanzamario che porta le persone in città dal paese.”
“ No. Io dicevo il numero uno. Quello che davanti ha scritto –Piazza Leoni-via Oreto e ti lascia a piazza Leoni e ti devi fare un chilometro a piedi per arrivare allo Stadio. Qua vicino c’è l’oratorio con padre Chirieleison che ti insegna a giocare, dopo, però, che la domenica sei andato a messa da loro e lui, come fa? , sembra che abbia mille occhi. U sapi sempri si ci isti”
“ Senti io sarò viddrano e un poco stunatu dalla confusione della città, ma non cretino. Ora, fissa da midemma buttana, ma non mi va di essere preso in giro da te in questa maniera. Ora un parrinu si chiama Chireleison, chi sugnu mammaluccu”
“ Ma chi mammaluccu . O ci credi o non ci credi, si chiama davvero così. Ci vuoi venire all’oratorio ca ti imparo a giocare al pallone?”
“ Senti. Ma perché qualcuno lo chiama futbull e si mette a ridere, se poi in italiano si chiama calcio?”
“ Ma quanti anni hai? Vai in seconda media e traduci il latino, studi l’Iliade e a mia mi pari ca hai campato ‘na luna. Allura un mi sbaglio io, ca si luoccu. Ora mi devi fare dire di nuovo un parolaccia. Un sai chi significa futtiri?
“ Certo che lo so. Significa rubare o prendere in giro a parole qualcuno e truffarlo.”
“ Davvero? Mi vuoi fare credere che non sai che significa anche, quando un masculu e na fimmina s’accoppiano.”
“ U sacciu che si dice in un’altra maniera, ma futtiri non l’ho mai sentito”
“Il tuo paese è nel Veneto dove dicono ciavar? Sei o non sei siciliano?”
“ Certo che sono siciliano e mi hanno spiegato che si dice in un’altra maniera. Ma poi che c’entra parlare di cose vastase, se mi dovevi portare a vedere giocare a pallone?”
“ Ancora è presto. L’oratorio apre alle cinque e poi dopo mezz’ora dobbiamo scappare perchè c’è padre Zicca, per la verità si chiama Lombardo, ma tutti lo chiamano così, che se ti incoccia, ti devi assuppare u rosario.”
“ Allura che facciamo?”
“ Acchianatinni a casa che poi ti chiamo io.”
“ Va bene a più tardi”
Tags: fascioemartello, Palermo, SiciliaArticolo letto:589 visite





Nessun commento.