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Professione inDocente: A vedova Pitarresi (2a ed ultima parte)

“Buon giorno. E’ questa l’autoscuola La Mantia? Mi chiamo Aida Pitarresi. Mi dovessi prendere la patente della macchina.”
“ Ma guarda che coincidenza, abbiamo un’altra Pitarresi come allieva. Ma non può essere sua parente. Abita in Corso Vittorio Emanuele.”
“ Cu a sarta?”
“ Perché la conosce?” – disse Giusy.
“ Certo, quel metro e venti ri fimmina. Brutta come il diavolo. E poi malucarattiri e ca si senti tutta”.
Così si presentò Aida Pitarresi, figlia di Addolorata Garraffa, detta Dolores, e nata dalla relazione extra coniugale con Luigi Pitarresi, che, da signore quale era, aveva fatto il suo dovere, riconoscendola all’anagrafe e dandole il proprio cognome. Aida era una stampa al padre, solo i capelli erano biondi e ondulati come quelli della madre. La ragazza stava con la madre in via Chiavettieri e quasi tutti i pomeriggi si era abituata alla presenza di zio Gino. Appena compiuti i diciotto anni la signora Ninfa svelò tutto alla ragazza, che essendo sveglia di cervello e cresciuta praticamente alla “Vucciria”, aveva capito da un bel pezzo che lo zio Gino, non era proprio lo zio.
Aida Pitarresi, passò sotto le mani del Sanpietro, detto signor Piero. Come sempre Sanpietro soffriva le pene dell’inferno quando gli si sedeva accanto una bella ragazza, ma aveva fatto il giuramento di Ippocrate (no, quello è dei medici), al massimo per gli istruttori di guida si può parlare di codice deontologico.
“Deonto che”? -chiese una volta il signor La Mantia, che aveva appena la terza avviamento e di paroloni ne conosceva poche.
“Codice deontologico, come quello degli avvocati e dei giornalisti. Significa, un comportamento serio e consono alla professione che si svolge”. Si affrettò a spiegare il signor Piero.
“ Ma quali. Come te lo devo dire. Po futteri quanto vuoi, però, dopo che la signora o signorina in questione si è presa la patente e non è più iscritta all’autoscuola”.
Si accese una grande simpatia (amore o sesso?) fra Aida e il signor Pietro Sanpietro. Mai cognome fu più appropriato, che di pazienza ne aveva da vendere e santa, come è proverbiale dire per i santi. La ragazza era di quelle che fanno venire l’appetito anche a sazi. Insomma, un pezzo di cassata siciliana che a fine pranzo natalizio non si rifiuta mai. Ecco Aida era il dolce a fine pranzo, o meglio e lasciando da parte la metafora, era un gran pezzo di fi…, o come si usa dire a Roccaportello, un gran pizzu di cutina, o più sicilianamente, fimmina di lettu.
Il signor Piero, da vero signore, manifestò il suo interesse per l’allieva ed espose il suo pensiero ad Aida. Apriti cielo… la reazione della Pitarresi fu immediata e spontanea, come era abituata a fare.
“ E io dovessi aspettare tutto questo tempo, mio caro Piero. Io il sangue caldo, come mia madre e mio padre ho. Dopo che mi ho preso a machina a te sto pensando”.
Aida Pitarresi e Pietro Sanpietro si facevano davvero sangu. E la lezione di guida finiva sempre a sciarra per via della poca pazienza di Aida che non voleva aspettare e la troppa di Piero e il suo codice deontologico sempre spiattellato ad Aida.
Intanto la vedova Pitarresi andava per le lunghe e dopo trenta lezioni aveva finalmente imparato a inserire in maniera corretta la leva delle frecce. Per l’innesto della terza c’era ancora tempo.
Passarono quasi cinque mesi dall’iscrizione all’Autoscuola La Mantia, la patente è già mia. L’Aida aveva superato brillantemente l’esame di guida e non si era vista più. I codici in genere servono per regolare la vita sociale di una comunità, sia essa tribale o che evoluta. Stu codice deontologico ad Aida risultò incomprensibile e a Sanpietro, che lo rispettava alla lettera, rimase soltanto la soddisfazione di averlo compreso. Aida altra occasione mancata… Ormai anche negli anni Sessanta di corretto restava soltanto il caffè e quel minchione di Sanpietro, come ebbe a dire Totò La Mantia.
“Ma cu u Pitarresi, fimminaru comu a chistu picca ne ho visti. Murìu nu negghiu. A cavaddu. Cu a Dolores a spagnuletta l’infartu e icsi un tu leva nuddu e a figlia d’iddri e due ancora chiu sessuolaga”.
Questo il tono all’incirca il tono della conversazione riferita da Serafina Di Marco, lavorante fine nella bottega della signora Pitaressi all’apprendista, ma aveva 25 anni, solo che ancora, per motivi fiscali era inquadrata ancora come tale, a Maria Lo Nigro, altra lavorante.
“ Tu giurù, proprio 5 minuti fa. Il tempo di fare la spesa e dal du gran vastasi e purcu di Ciuccu u scaluraru, parlava acchissì del povero signor Luigi, pace all’anima sua”.
“ E tu niente hai risposto a questa infamità?”
“ Resti fra noi Maria. A povera signora Brigida, un sulu u campava, ma pure le corna gli faceva, mischina”.
“Signora, signora. Si svegli è tutto finito. Il dottor Lo Presti, del Pronto Soccorso di via Roma sono.
Ha solo accusato un lieve malore, ma ora sta meglio e fra un paio d’ore se ne torna a casa. Come si sente?”
“ E come mi devo sentire. Come a chiddu”.
La Alfano-Pitarresi venne dimessa intorno alle 20 e non dormi tutta la notte. La notte porta consiglio, almeno una volta era così, e per Brigida, signora per i beni e all’antica, no fu facile digerire quest’ultima eredità del povero Gino.
Arrivò alle 6 del mattino e giunse finalmente a una conclusione. Brigida Pitarresi, come teneva a farsi chiamare, alle 8 del mattino, morta di sonno, ma felice della conclusione a cui era arrivata si recò nella vicina caserma.
“Voglio conoscere la signorina Aida Pitarresi a figlia di dru gran cor…, di mio marito. Ragione appi. Io figli non ne poteva avere e lui l’appi con la signora Dolores- disse decisa al maresciallo Randazzo- Buono fici. Mi costò tanto quest’amore per il mio Luigi e non mi interessa delle corna.
Picchì murì. Picchì non andava più a lavorare al Teatro Massimo. Sapi maresciallo, era organizzatore degli applausometri, 50 mila lire a serata guadagnava a ogni rappresentazione. Voglio conoscere Aida, a figlia di mio marito.
Vedova sì. Ma nessuno si deve permettere di parlare male di Addolorata Garraffa e di Aida Pitarresi. Ospiti a me casa permanentemente li voglio. Sono sola al mondo e da ora e questi saranno i mie parenti. Abitano a via Chiavettieri, incarichi quarcuno che li voglio a casa mia nel mio stato di famiglia. Tutte e due adottate. Mi troverò così due figlie tutte assieme. E Gino da la sopra mi manderà benedizioni”.
Così il brigadiere Generoso Tessarin si recò in casa Garraffa. Lui non aveva fatto il giuramento di Ippocrate e dopo otto mesi convolò a giuste nozze con Aida Pitarresi, per la gioia della signora Brigida che stava assaporando la gioia di diventare nomma.
Passarono sette mesi e della signora Brigida Pitarresi all’autoscuola nessuna traccia.
“ Signor La Mantia, che facciamo rintracciamo la Pitarresi- disse Giusy, la bona.
“Piero tu che ne pensi. Vi sono buone possibilità che la signora Alfano impari a guidare?”
“Ma chi la Pitarresi, ma manco se gli faccio 24 ore di lezione al giorno, compreso il supplemento domenicale e le ferie, riuscirà a mettere la terza”.
“Meglio così. Io dico che ci possiamo accontentare: ventimila lire di foglio rosa e settanta di lezioni di guida possono bastare. Un pezzetto d’ovetto d’oro della gallina, pardon, della signora Pitarresi ce lo siamo sucato pure noi, fresco di giornata naturalmente”.
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