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Luigi Pirandello – Scrittore

da il agosto 20, 2006 Letto:1.157 visite

 

LUIGI PIRANDELLO


La vita

Pirandello nacque a pochi chilometri da Agrigento, in una località dal suggestivo nome di Caos da Don Stefano e Caterina Ricci Gramitto, una famiglia di media borghesia.
L'improvvisa rovina delle cave di zolfo di proprietà della famiglia lo costrinse ad affrontare pesanti difficoltà nel seguire i suoi interessi, precocemente avviati verso gli studi umanistici, non giovandogli un carattere morbido.
Lo scrittore iniziò i suoi studi universitari a Palermo, per recarsi in seguito a Roma, per continuare i suoi studi di filologia romanza, che poi dovette completare a Bonn su consiglio del suo maestro Ernesto Monaci, ed a causa di un insanabile conflitto con il rettore dell'ateneo capitolino. A Bonn, capitale culturale di allora, Pirandello ebbe l'opportunità di conoscere grandi maestri come Bucheler, Usener e Forster. Si laureò nel 1891 con una tesi sulla parlata agrigentina "Voci e suoni del dialetto di Girgenti". Il tipo di studi, però, gli fu probabilmente di fondamentale ausilio nella stesura delle sue opere, dato il raro grado di purezza della lingua italiana utilizzata.
Poco dopo le nozze, un allagamento in una miniera di zolfo, in cui Pirandello e la sua famiglia avevano investito il loro capitale, li ridusse sul lastrico. Questa notizia portò la moglie Antonietta a manifestare segni di disagio mentale. Così lo scrittore approfondì lo studio dei meccanismi della mente e della reazione sociale dinanzi alla menomazione intellettuale.
Di questi approfondimenti si deduce memorabilmente la traccia in molte opere, come l'Enrico IV o come Il berretto a sonagli, nel quale inserisce addirittura una ricetta per la pazzia: dire sempre la verità, la nuda e cruda e tagliente verità, infischiandosene dei riguardi e delle maniere, delle ipocrisie e delle convezioni sociali, porterà presto all'isolamento e, agli occhi degli altri, alla pazzia. Morì e scrisse nel testamento di essere avvolto nudo in un lenzuolo e poi bruciato, e volle che al funerale non partecipasse nessuno.

La formazione

La formazione di Pirandello avvenne nel periodo di trapasso dal verismo al decadentismo, quando la fede nella realtà oggettiva e nelle scienze cedeva alla soggettività e alla sensibilità.
Tale crisi si manifesta in Pirandello come dramma del pensiero, che perde ogni capacità di discriminazione fra vero e falso.
Questa visione del mondo, angosciosamente relativistica, è latente nelle prime opere in versi Mal giocondo, Elegie renane (in cui si è ispirato alla corrente di D'Annunzio) e si delinea nelle prime novelle (L'esclusa, Quand'ero matto).

Personaggi in crisi d'identità

Tali opere muovono dalla narrativa verista siciliana, soprattutto dalla lezione del Verga, ma l'attenzione di Pirandello si focalizza sulle discordanze tra l'essere e il parere, sia nell'individuo, sia nella società.
La prosa tende al discorsivo, al parlato, e il dialogo ha un vasto sviluppo, che prelude al teatro. Pur restando la forma e l'apparenza realistica, i modi della narrativa verista sono ribaltati, poiché sullo sfondo provinciale e borghese Pirandello proietta l'ansia dell'uomo che tenta di liberarsi dalle convenzioni per essere sé stesso.
Ai Vinti del Verga, i quali nonostante tutto credono in un principio di là di loro (famiglia, fato, roba, ascesa sociale), si contrappongono nell'opera pirandelliana figure di medi o piccoli borghesi, squallidi rappresentanti di una società priva di ideali, condannati alla solitudine ed all'incomunicabilità.
Il mondo pirandelliano trova la sua compattezza nel disordine e la sua logica nel relativismo e nel caos, è testimonianza della condizione esistenziale dell'uomo ed è dichiarazione sulla posizione dell'uomo nel suo tempo.

L'opera di Pirandello

Poesie, traduzioni, novelle, romanzi e commedie, drammi, opere in lingua ed in dialetto, sceneggiature cinematografiche, saggi, tutta l'opera di Pirandello poggia su un substrato di concetti filosofici, di pensieri polemici, di temi ricorrenti e di "concetti" che rimbalzano da un'opera all'altra, nel tentativo di trovare la forma più aderente alla vita.
Pirandello poi, con gli stessi materiali, diversamente sbozzati e collegati, realizza una diversa costruzione, sempre cercando il capolavoro.
I personaggi, a volte gli stessi, altre volte lievemente alterati, passano dalle pagine di una novella a quelle di un romanzo e di lì a quelle di un'opera teatrale, tutti partecipi del grande gioco pirandelliano, conferendogli continuità poiché ogni opera ha in sé il germe della successiva.
Di alcuni lavori la trama è offerta molti anni prima in opere precedenti, gli stessi titoli sono ripresi e annunciati (gli attori di Sei personaggi provano Il gioco delle parti). Pirandello dà importanza alla trama, ma sa che lo stesso argomento, trattato in maniera diversa, può dar luogo sia a una modesta novella sia a una mirabile commedia.

Poesia

Pirandello compose poesie per circa un trentennio, dal 1883 al 1912. Le sue opere liriche non si lasciano inserire in nessun movimento letterario a lui contemporaneo, ma presentano moduli espressivi e forme metriche tradizionali.
La prima raccolta Mal Giocondo (1889), che Pirandello aveva iniziato a scrivere a sedici anni, esprime lo scontro tra l'armonia classica e il presente illusorio e dissoluto. Le altre raccolte sono: Pasqua di Gea (1891) dedicata a Jenny Schulz-Lander, di cui si innamorò a Bonn, che mostra rimandi alla poesia di Carducci; le Elegie Renane (1895) modellate sull'influenza delle Elegie Romane di Goethe e la Zampogna (1901), in cui l'autore è più vicino alla poetica di Pascoli. Con l'ultima raccolta Fuori di chiave affiorano i temi umoristici e di pluralità dell'io.

Umorismo pirandelliano

In tutta l'opera di Pirandello s’avverte una capacità impietosa d'analisi, che porta a un'interpretazione non comica bensì umoristica della vita e della realtà alla quale si giunge con la drammatizzazione del comico.
Pirandello nella narrazione dà spazio alla riflessione, che diviene palese, e approda al passaggio dal comico (comico è ciò che superficialmente conduce al riso) all'umoristico, ossia dalla capacità di rilevare il contrario, si giunge all'umorismo, ossia al disincantato capire il tragico "perché" di un atteggiamento apparentemente bizzarro.
Ciò costituisce la poetica dell'umorismo (esposta nel saggio L'umorismo), secondo la quale il comico è "avvertimento del contrario", ossia il percepire un particolare che è il contrario di ciò che dovrebbe essere, mentre l'umorismo è il "sentimento del contrario", ossia l'intuire le motivazioni reali, a volte drammatiche, che hanno prodotto quel comportamento apparentemente comico e assurdo.
Così l'umorista diviene critico di sé stesso e di ciò che egli sente e rifiutando di identificarsi con quei frammenti di verità umana (ogni frammento della personalità dello scrittore e del suo modo di percepire la realtà diviene nucleo di un personaggio e, come tale, esaminato) li piega artisticamente nella parodia che può divenire deformazione grottesca o fissità di maschera.
Lo schema narrativo pirandelliano si accentua su elementi espressivi, a volte anche stridenti per l'accostamento e l'interpretazione datane dall'autore. Tali elementi sono:
  • L'inarrestabile bisogno di vita che spinge la persona a diventare personaggio (amore, ansia, pazzia, istinto, desiderio di felicità: in una parola la vitalità);
  • La coscienza di vivere, quasi una malattia insita nel personaggio, la quale genera tragedie silenziose.
La riflessione è fonte del dolore. In quel "sentirsi vivere" la vita si aggroviglia; conoscersi è morire: chi vede la propria vita non la vive più, la subisce.
L'uomo pirandelliano, per rientrare nel dominio dell'umorismo, deve rappresentare il proprio contrario, deve divenire teatro, la vita è palcoscenico (tale meccanismo è presente anche negli schemi narrativi: l'azione scenico – narrativa scaturisce dallo scontro del personaggio con la propria immagine riflessa dalla società).
Partendo da tale nucleo vitale, la figura è scomposta mettendola in relazione con l'altra figura virtuale, inventata, con cui ha un rapporto di vita (ciò che crede \ sa di essere e ciò che appare) in un infinito gioco di specchi, generando confusione, disordine, coscienza del vuoto, allontanamento di ogni certezza. La personalità alterata si scompone in fantasmi deliranti, la malattia del "sentirsi vivere" si allea con la fantasia, distrugge la razionalità.
In Pirandello vi è un sentimento contraddittorio di amore e di disprezzo per l'umanità, di rifiuto della realtà, del tempo presente, della burocrazia e del sistema sul quale la realtà è costruita come un castello di carte e nei cui meandri il personaggio pirandelliano si perde, e infine di un disperato bisogno di solitudine e di "dimenticarsi di sé".
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