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Renato Guttuso – Pittore
RENATO GUTTUSO
Bibliografia
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James Thrall Soby, Alfred H. Barr J.R., Twentieth Century Italian Art, The Museum of Modern Art, New York, 1949.
Douglas Cooper, Renato Guttuso Catherine Yarrow, The Hanover Gallery, Londra, 1950.
Giuseppe Marchiori, Renato Guttuso, Edizioni d’arte Moneta, Milano, 1952.
Renato Guttuso, Bucarest, 1954.
Pablo Neruda Antonello Trombadori, Renato Guttuso, Vystavnì Sine Mànesa, Praga, 1954.
Antonio Del Guercio, La Spiaggia, Editalia, Roma, 1956.
John Berger, Guttuso, Veb Verlag der Kunst, Dresda, 1957.
Duilio Morosini, Renato Guttuso, Cusmano Editore, Roma, 1960.
Elio Vittorini, Guttuso, Edizioni del Milione, Milano, 1960.
Richard Hiepe, Künstler der Gegenwart: Renato Guttuso, Verlag der Kunst, Dresda, 1961.
Alberto Moravia, Franco Grasso, Renato Guttuso, Edizioni Il Punto, Palermo, 1962.
Pier Paolo Pasolini, Venti disegni di Renato Guttuso, Editori Riuniti – La Nuova Pesa, Roma, 1962.
Mario De Micheli, Guttuso, Seda, Milano, 1963.
Roberto Longhi, Franco Russoli, Giovanni Testori, prefazione di A.G. Quintavalle, Guttuso, 200 dipinti e antologia grafica dal 1931 ad oggi, Soprintendenza alle Gallerie, Comune e Provincia, Parma, 1964.
A. G. Barskaja, J. A. Rusakov, Renato Guttuso, Sovietskij Chudoznik, San Pietroburgo – Mosca, 1965.
Mario De Micheli, I Classici della pittura: Renato Guttuso, Edizioni Il Torchietto, Milano, 1966.
Raffaele Carrieri, Guttuso, 12 opere, Edizioni del Milione, Milano, 1966.
Carlo Levi, Renato Guttuso / trent’anni. Sessantasei disegni presentati da Carlo Levi, Amerigo Terenzi Editore, Roma, 1969.
Enrico Crispolti, Guttuso: Crocifissione, Opere Uniche, Accademia Editrice, Roma, 1970.
Mario De Micheli, Guttuso. L’occupazione delle terre, Alberto Schubert Editore Milano, 1970.
Raffaele De Grada, Guttuso. Disegni giovanili, Vangelista Editore, Milano, 1970.
Giuseppe Ungaretti, Renato Guttuso, Zeichnungen 1930-1970, Propyläen Verlag, Berlino, 1970.
Dino Formaggio, Il Dante di Guttuso, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1970.
Antonio Del Guercio, Renato Guttuso, Club Amici Centro Arte Annunciata Editore, Milano, 1971.
Werner Haftmann, Guttuso: immagini autobiografiche, Toninelli Arte Moderna Editore; Propyläen, Roma, Berlin, 1971.
Paolo Ricci, Guttuso, scene e costumi ‘Il contratto’ di Edoardo De Filippo, Grafica Editoriale Il Gabbiano, Roma, 1971.
Leonardo Sciascia, Franco Russoli, Franco Grasso, Mostra antologica dell’opera di Renato Guttuso, Palazzo dei Normanni, Palermo, 1971.
Natale Tedesco, Renato Guttuso, Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta, 1971.
Renato Guttuso, Mestiere di pittore: scritti sull’arte e la società, De Donato Editore, Bari, 1972.
V. V. Gorjainov, Renato Guttuso: grafika, Iskusstvo, Mosca, 1972.
Antonio Del Guercio, Renato Guttuso: i disegni dell’amore, Editoriale Domus, Milano, Roma, 1974.
Lothar Lang, Renato Guttuso, Kunst und Gesellschaft, Henschelverlag, Berlino 1975.
Rafael Alberti, Pablo Neruda, Renato Guttuso: grandi formati, Il Collezionista d’Arte Contemporanea, Roma, 1975.
Erich Steingräber, Renato Guttuso, Renato Guttuso da Michelangelo, Accademia delle Arti del Disegno, Firenze, 1975.
Mario De Micheli, Guttuso, Vanessa Editoriale d’Arte, Milano, 1976.
Renato Guttuso, introduzione di Aradi Nòra, A Festö Mühelye, Kossuth Könyvkiadò, Budapest, 1977.
Siegfried Gohr, Renato Guttuso, Renato Guttuso : Gemälde und Handzeichnungen, Kunsthalle Köln und des Museums Ludwig, Colonia, 1977.
Paolo Bellini, prefazione di Giorgio Soavi, Guttuso. Opera grafica, Club Amici dell’Arte Editore, Milano, 1978.
Enzo Siciliano, Guttuso: La Piscina Mediterranea, Serafini Editore Roma, 1978.
Giorgio Soavi, Nei luoghi di Guttuso. Viaggio in Sicilia, Roma e Velate, Franca May Edizioni, Roma, 1979.
Antonio Porcella, Renato Guttuso. Antologica di disegni, Repubblica di San Marino, 1979.
Pino Settanni, testo di Dario Micacchi, Sicilia di Guttuso, Edizioni della Bezuga, Firenze, 1980.
Enzo Siciliano, Guttuso. Il teatro, i bozzetti, le scene, gli allestimenti 1940-1980, Edizioni NGE, Milano, 1980.
Giuliano Briganti, Renato Guttuso: ‘Le Allegorie’ e altre opere recenti, Galleria Rondanini, Roma, 1981.
Cesare Musatti, 39 disegni erotici di Guttuso, Mazzotta, Milano, 1981.
Franco Grasso, Renato Guttuso: ‘pittore di Bagheria’, Tringale Editore, Catania 1982.
Omaggio a Renato Guttuso, Graphis Arte – Toninelli Arte Moderna, Livorno – Milano, 1982.
Carmine Benincasa, Maurizio Calvesi, Guttuso, SEAT, Torino, 1982.
C. Brandi, M. Calvesi, V. Rubiu, Guttuso, opere dal 1931 al 1981, Sansoni Editore, Firenze, 1982.
Cesare Brandi, antologia critica a cura di Vittorio Rubiu, Guttuso, Gruppo Editoriale Fabbri, Milano, 1983.
Sabino Iusco, Carmine Benincasa, Alain Jouffroy, Renato Guttuso, Spes contra spem, Mazzotta, Milano, 1983.
Giovanni Testori, Spes contra spen, Diarte srl Galleria Bergamini, Milano, 1983.
Enrico Crispolti, Guttuso nel disegno. Anni Venti / Ottanta, Edizioni Oberon, Roma, 1983.
Enrico Crispolti, Catalogo Ragionato Generale dei Dipinti di Renato Guttuso, voll. I-IV, Giorgio Mondatori & Associati, Milano, 1983-1989.
Giuliano Briganti, Guttuso. Ritratti e autoritratti, Edizioni Bora, Bologna, 1983.
Gianni Brera, Vittorio Rubiu, Luigi Gianoli, a cura di Fabio Carapezza Guttuso Renato Guttuso – Elogio allo sport, Nuove Edizioni Gabriele Mazzotta, Milano, 1984.
Giovanni Spadolini, Giuseppe Cesare Abba, Renato Guttuso, Guttuso. La Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio. Genesi di un dipinto: la storia diventa arte, Edicigno, Roma, 1984.
Enrico Crispolti, Domenico Guzzi, Alessandro Metalli, Renato Guttuso e l’illustrazione, Assessorato alla Cultura, San Michelotto, Lucca, 1984.
Giovanni Testori, Silvano Colombo, Guttuso a Varese, Edizioni Lativa, Varese, 1984.
Vittorio Rubiu, Guttuso grandi opere, Mazzotta, Milano, 1984.
Giuliano Briganti, Cesare Brandi, Corrado Sofia, a cura di Fabio Carapezza Guttuso, Renato Guttuso: Il bosco dell’amore, Mazzotta, Milano, 1985.
Maurizio Calvesi, biografia di Augusta Monferrini, Guttuso e la Sicilia : Opere dal 1970 ad oggi, Amministrazione Provinciale di Palermo, Palermo, 1985.
Luciano Caprile, Renato Guttuso, Guttuso a Genova nel nome Della Ragione, Electa, Milano, 1985.
Vittorio Sgarbi, Guttuso Visite all’ arte del passato, Galleria Bergamini, Milano 1985.
Cesare Brandi Vittorio Rubiu, Guttuso opere dal 1938 al 1985, Mazzotta, Milano, 1986.
Enrico Baj, Renato Guttuso, Fantasia e realtà, Rizzoli, Milano, 1987.
Enrico Crispolti , Leggere Guttuso, A. Mondadori Editore, Milano, 1987.
Carlo Occhipinti, introduzione di Enrico Crispolti, Guttuso mediterranea, Biennale d’Arte Editrice, La Spezia, 1987.
A. Monferrini, introduzione di A. Gullotti, E. Gaudioso, La donazione Guttuso e le altre opere dell’artista nelle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, De Luca-Mondadori, Roma, Milano, 1987.
Giorgio Cortenova, Enrico Mascelloni, Guttuso 50 anni di pittura, Mazzotta, Milano, 1987.
Carlo Occhipinti, introduzione di Silvano Colombo, testi di Enrico Crispolti, Tommaso Paloscia, Renato Guttuso, Renato Guttuso. Dalla Sicilia a Velate, Villa Tosi, Busto Arsizio, 1987-1988.
Renato Guttuso, Tommaso Paloscia, commento di Enrico Crispolti, Guttuso mediterraneo: Omaggio a Elio Vittorini, Poggibonsi Arte, Lerici, 1988.
Enrico Crispolti, Guttuso. Disegni 1932-1986, Lalli Editore, Poggibonsi, 1988.
M. Calvesi, D. F. Lo Cascio, E. Crispolti, R. De Grada, A. Del Guercio, F. Grasso, D. Micacchi, V. Rubiu, F. Lo Piparo, scritti a cura di Marco Carapezza, Renato Guttuso dagli esordi al Gott mit Uns 1924-1944, Sellerio Editore, Palermo, 1988.
Carlo Occhipinti, Guttuso tra segno e colore. Opere 1924 – 1985 , Argenta, 1988.
Maurizio Calvesi, Renato Guttuso il maestro di Bagheria, L’Arciere, San Remo 1988.
Enzo Bilardello, Renato Guttuso opere di grafica 1983-1987, edizioni Maestri Incisori, Milano, 1988.
Massimo Duranti, Guttuso a Perugia nel 1932, Guerra Edizioni, Perugia, 1990.
Maurizio Calvesi, Erich Steingräber, a cura di Fabio Carapezza Guttuso, Manzù a Guttuso, Novecento, Palermo, 1990.
Maurizio Calvesi, Dora Favatella Lo Cascio, Catalogo del Museo Guttuso di Bagheria, Novecento, Palermo, 1991.
Maurizio Calvesi, Werner Haftmann, Erich Steingräber, Stephan von Wiese, schede e biografia di Fabio Carapezza Guttuso, Renato Guttuso, Verlag Gerd Hatje, Stoccarda, 1991-92.
C. Fontana, P. Pietraroia, A. Crespi Morbio, M. G. Vaccari, V. Crespi, F. Carapezza Guttuso, Renato Guttuso al Teatro alla Scala, Amici della Scala, Milano, 1992.
Francesco Gallo, Guttuso. Disegni Anni Trenta Anni Ottanta, Fabbri Editori, Milano, 1992.
Luciano Caprile, Guttuso, Comune di Finale Ligure, Assessorato alla Cultura, Finale Ligure, 1995.
Archivi Guttuso, Archivi Emilio Greco, Arte e Sport in Sicilia. Greco e Guttuso, Edizioni il Cigno Galileo Galilei, Roma, 1995.
Maurizio Calvesi, Sara Whitfield, James Hyman, Massimo Onofri, schede e biografia a cura di Fabio Carapezza Guttuso, Guttuso, Novecento, Thames and Hudson, Palermo, Londra, 1996.
Maria Stella Margozzi, Guttuso nelle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, SACS, Torino, 1996.
Fabio Carapezza Guttuso, ‘Gli archivi della memoria’, Eleonora Barbara Nomellini, " Il sogno di una tigre", Carmine Benincasa "La pittura è il mio mestiere", Cahiers d’Art, Roma, 1997.
Enrico Crispolti, Renato Guttuso / 100 disegni per 50 anni di ricerca (1935-1985) biografia di Fabio Carapezza Guttuso, Edizioni La Scaletta, San Polo di Reggio Emilia, 1997.
Roberto Andò, Gisella Badino, Loredana Cacicia Biondo, Paolo Emilio Carapezza, Enrico Crispolti, Marcello Panni, Antonio Paolucci, Enzo Siciliano, a cura di Fabio Carapezza Guttuso, Guttuso e il teatro Musicale, Charta, Milano, 1997.
Enrico Crispolti, Renato Guttuso. Spes contra Spem, Electa, Milano, 1997.
Enrico Crispolti, Fabio Carapezza Guttuso, Massimo Duranti, Renato Guttuso dipinti e disegni 1932-1986, Marescalchi Edizioni, Bologna, 1998.
Alessandro Masi, Renato Guttuso il primato della pittura, Edimond, Citta di Castello, 1998.
Mariastella Margozzi, Fabio Carapezza Guttuso, "Renato Guttuso la Battaglia di Ponte dell’Ammiraglio", Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 1999.
Vincenzo Consolo, Giuseppe Tornatore, Piero Guccione, a cura di Fabio Carapezza Guttuso, Renato Guttuso, Rizzoli, Milano, 1999.
Renato Guttuso (Bagheria, 26 dicembre 1911 – Roma, 18 gennaio 1987) è stato un famoso pittore italiano ed un esponente della cultura di area comunista.
Figlio di Gioacchino, agrimensore e acquarellista dilettante, e di Giuseppina d'Amico – che preferiscono denunciare la nascita a Palermo il 2 gennaio 1912 per contrasti con l'amministrazione comunale di Bagheria dovuti alle idee liberali dei coniugi – il piccolo Renato manifestò precocemente la sua predisposizione alla pittura.
Influenzato dall'hobby del padre e dalla frequentazione dello studio del pittore Domenico Quattrociocchi e della bottega del pittore di carri Emilio Murdolo, il giovane Renato iniziò appena tredicenne a datare e firmare i propri quadri. Si tratta per lo più di copie (paesaggisti siciliani dell'Ottocento ma anche pittori francesi come Millet o artisti contemporanei come Carrà), ma non mancano ritratti originali. Durante l'adolescenza iniziò anche a frequentare lo studio del pittore futurista Pippo Rizzo e gli ambienti artistici palermitani. Nel 1928, appena diciassettenne partecipa alla sua prima mostra collettiva a Palermo.

La Vucciria
Biografia
Scrivendo nel 1982 ad Ezio Pagano dal "Grand Hotel des Palmes" di Palermo, dove amava soggiornare tornando in Sicilia, Renato Guttuso, ringraziando l’autore di una monografia intelligente dedicata a documentare i dipinti appartenenti alla prima raccolta, in occasione del suo settantesimo compleanno così dichiarava: “Questa pubblicazione mi commuove in modo particolare perché mi unisce ancora di più alla mia Bagheria, radice e madre di tutto quel che ho fatto”.
Il pittore siciliano, fra i più rappresentativi del Novecento europeo, nacque nel 1912 nella cittadina siciliana di Bagheria. Il padre, il cavaliere Gioacchino Guttuso, era agrimensore e di lui, nella collezione donata al Comune di Bagheria, esistono vari ritratti: il primo, addirittura risalente al 1925, dimostra il genio precoce dell’artista; altri con riga e squadra ne sottolineano la professione e l’ammirazione per l’uomo tutto d’un pezzo appassionato nelle lettere e nelle arti, con il culto della libertà trasmessagli dal padre Ciro che aveva combattuto con Garibaldi. L’adolescenza borghese è fitta di stimoli per il futuro pittore. Il giovane Guttuso abita in una casa vicino alle ville Valguarnera e palagonia, di cui ritrarrà particolari in quadri successivi e s’ispira agli scogli dell’Aspra e tra le gite al mare e i primi amori vive tutta la crisi siciliana del dopoguerra in cui comincia a delinearsi lo scempio architettonico e sociale. A Palermo e nella stessa Bagheria vede in completa decadenza la nobiltà delle splendide ville settecentesche, coi loro mostri famosi e l’avanzare di un vero massacro urbanistico e di lotte di potere all’interno del comune che scuotono il temperamento di Guttuso, mentre la famiglia viene segnata da ristrettezze economiche a causa dell’ostilità di clericali e fascisti nei confronti del padre di Renato.
Questi, sentendo sempre più forte l’inclinazione alla pittura, si trasferì a Palermo per gli studi liceali e poi all’Università, mentre la sua formazione si modella sulle correnti figurative europee, da Coubert a Van Gogh a Picasso e lo porta a Milano e a viaggiare per l’Europa. Nel suo espressionismo si fanno via via sempre più forte non solo i motivi siciliani come i rigogliosi limoneti, l’ulivo saraceno, il Palinuro, tra mito e solitudine isolana che, inviati nel ’31 alla I Quadriennale, confluirono in una collettiva di sei pittori siciliani accolti dalla critica – dice Franco Grasso nella citata monografia – come “una rivelazione, un’affermazione siciliana”.
Tornato a Palermo apre uno studio in Corso Pisani e con la pittrice Lia Pasqualino e gli scultori Barbera e Nino Franchina forma il Gruppo dei Quattro.
Rifiutato ogni canone accademico, con le figure libere nello spazio o la ricerca del puro senso del colore, Guttuso s’inserisce nel movimento artistico “Corrente”, che con atteggiamenti scapigliati s’oppone alla cultura ufficiale e denota una forte opposizione antifascista nelle scelte tematiche negli anni della guerra di Spagna e che preparano la seconda guerra mondiale.
L'Arte Sociale di Guttuso
Un lungo soggiorno di tre anni a Milano, nel corso dei quali non manca però di tornare in estate a Bagheria, matura l’arte “sociale” di Guttuso, con un impegno morale e politico via via più scoperto che si rivelava in quadri come “Fucilazione in Campagna”, dedicato a Garcia Lorca, fra il ’37 ed il ’38, “Fuga dall’Etna “ in due stesure. Si trasferisce intanto a Roma, con studio in Via Margutta dove, per l’esuberanza di vita, l’amico Mazzacurati lo soprannomina scherzosamente “Sfrenato Guttuso” e frequenta la cerchia di artisti più significativi del tempo: Mario Mafai, Corrado Cagli, Antonello Trombadori, tenendosi anche in contatto col gruppo milanese di Treccani, Giacomo Manzù, Aligi Sassu. Il dipinto che gli dà la fama, fra mille polemiche da parte anche del clero e del fascio perché sotto il soggetto sacro denunzia gli orrori della guerra, è “Crocifissione”. Di esso Guttuso ha scritto nel suo Diario che è “il simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee” con il quale al Premio Bergamo sigla la sua nuova stagione.
L’artista non cesserà mai di lavorare in anni difficili come quelli della guerra ed alterna, specie nelle nature morte, gli oggetti delle case umili della sua terra, a squarci di paesaggio del Golfo di Palermo a una collezione di disegni intitolata “Massacri”, che circolarono clandestinamente poiché ritraggono le repressioni naziste, come quello dedicato alle Fosse Ardeatine.
Liberazione dal nazifascismo e matrimonio di Guttuso
Conosce e sposa quella che sarà la sua fedele compagna e confidente Mimise che ritrarrà nel ’47. Già all’indomani della Liberazione un anelito di speranza torna ad alitare nella pittura del maestro come nel quadro “Muratori in riposo”, china e acquerello nel 1945, quasi un simbolo della rinascita di cui Pier Paolo Pasolini ha scritto (1962):
-
“Le figure di dieci operai
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emergono bianche sui mattoni bianchi
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il mezzogiorno è d’estate.
-
Ma le carni umiliate
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fanno ombra: e lo scomposto ordine
-
dei bianchi è fedelmente seguito
-
dai neri. Il mezzogiorno è di pace”.
Seguono “Carrettieri che cantano”, “Contadino che zappa” (1947), “Contadini di Sicilia” (dieci disegni pubblicati a Roma nel ’51) in cui il linguaggio pittorico diventa chiaro ed essenziale e di cui lo stesso Guttuso ebbe a scrivere che erano preparatori del quadro “Occupazione delle terre incolte di Sicilia”, esposto alla Biennale d’Arte a Venezia nel 1950, affermando: “Credo siano legati alla mia ispirazione più profonda e remota. Alla mia infanzia, alla mia gente, ai miei contadini, a mio padre agrimensore, ai giardini di limoni e di aranci, alle pianure del latifondo familiari al mio occhio ed al mio sentimento, da che sono nato. Contadini siciliani che hanno nel mio cuore il primo posto, perché io sono dei loro, i cui volti mi vengono continuamente davanti agli occhi qualunque cosa io faccia, contadini siciliani che sono tanta parte della storia d’Italia…”.
Sempre nel 1949-1950, Renato Guttuso aderisce al progetto della importante collezione Verzocchi (attualmente conservata presso la Pinacoteca civica di Forlì), inviando, oltre ad un autoritratto, l'opera "Bracciante siciliano".
Puntualmente torna a stupire, alternando la visione luminosa e piena di colore di “Bagheria sul golfo di Palermo” alla “Battaglia al ponte dell’Ammiraglio” in cui ritrae il nonno Ciro Guttuso, arruolatosi come garibaldino, e con una serie di dipinti dal vero le lotte contadine per l’occupazione delle terre, gli zolfatari, o squarci di paesaggio fra cactus e ficodindia, ritratti di amici e uomini di cultura, pittori come Nino Garajo e Bruno Caruso.
Affascinato dal modello dantesco, dal ’59 al ’61, l’artista concepisce una serie di disegni colorati che poi verranno pubblicati in volume nel ’70, “Il Dante di Guttuso”, in cui i personaggi dell’Inferno vengono rivisitati come esemplari della storia del genere umano, confermando la versatilità dell’ingegno. Un intero ciclo, invece, viene dedicato negli anni ’70 alla sua autobiografia in pittura, quadri d’eccezionale valore per la conoscenza del Guttuso uomo-artista.
La figura femminile diventa dominante nella pittura come lo fu nella vita privata e fra i dipinti più grandi per mistura ricordiamo “Donne stanze paesaggi oggetti” del ’67, oggi esposto alla galleria comunale di Bagheria, a Villa Cattolica, com’è importante la serie di dipinti in cui ritrae Maria Marzotto, musa ispiratrice e modella prediletta per lunghi anni.
La Vucciria di Palermo
Il suo quadro più famoso “palermitano” è la “Vucciria”, nel quale con realismo crudo e sanguigno come le carni esposte nel più famoso mercato di Palermo, esprime una delle tante anime della città siciliana, ed è talmente forte il segno dell’artista e il senso del colore che sembra sprigionare il vocio e la cantilena quasi araba dei “vanniaturi” del celbre mercato palermitano che dà il nome al quartiere ed emanare i profumi dei prodotti tipici, frutta e verdura, esposti sulle bancarelle, ingredienti saporosi per la cucina siciliana. Guttuso, che non aveva figli suoi, ma solo un figlio adottivo, si è spento malinconicamente solo, dopo la morte della moglie, riavvicinandosi alla fede cristiana, di cui aveva certamente difeso a suo modo i valori umani e di pietà per gli oppressi in tutta la sua opera ed ha generosamente donato alla città natale molte opere che sono raccolte nel museo di Villa Cattolica a Bagheria.
LA BIOGRAFIA DAL SITO WWW.GUTTUSO.COM
1911 1924 – 30 1931 – 33 1934 – 36 1937 – 39 1940 – 44 1945 – 50 1950 – 56 1957 – 65 1965 – 71 1972 – 80 1981- 87 Il 18 gennaio del 1987 muore lasciando alcune opere, tra le più importanti, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Altre opere e una ricca raccolta documentale le ha già affidate al museo che la sua città natale, Bagheria, gli ha intitolato. Il Museo Guttuso, che ha sede nella settecentesca Villa Cattolica, raccoglie così la più ampia collezione di opere, quadri, disegni e grafica dell'artista, e nel giardino della Villa conserva la grande Arca funebre dedicatagli dal suo amico Giacomo Manzù, dove egli riposa. Subito dopo la morte viene organizzata dal Museo Guttuso di Bagheria, a cura di Maurizio Calvesi, con il contributo dei più importanti critici italiani, la mostra "Dagli esordi al Gott mitt Uns".
Renato Guttuso nasce il 26 Dicembre 1911 a Bagheria.
Il padre Gioacchino, agrimensore di professione ma acquarellista per diletto e la madre Giuseppina d'Amico, preferiscono denunciarlo a Palermo il 2 Gennaio 1912, in seguito a un contrasto con la città a causa delle loro idee liberali.
La città natale è molto importante nella formazione del pittore, perché lì, giovanissimo, entrò in contatto con il mondo della pittura, come racconta lui stesso: "tra gli acquarelli di mio padre, lo studio di Domenico Quattrociocchi, e la bottega del pittore di carri Emilio Murdolo prendeva forma la mia strada avevo sei, sette, dieci anni…". Ma Bagheria è importante anche perché continuerà a fornirgli per tutta la vita uno straordinario repertorio di immagini e colori.
Già dal 1924, appena tredicenne, comincia a firmare e datare i propri quadri. Sono piccole tavolette dove per lo più copia i paesaggisti siciliani dell'ottocento. Tra queste vanno ricordate Golfo di Palermo (1925), dove usa le venature del
legno per raccontare le onde del mare. I suoi modelli sono comunque più vari, i francesi come nel caso dell'Angelus di Millet (1926), realizzata su una tavolozza che mantiene ancora la forma originale, e i pittori contemporanei di cui poteva procurarsi le illustrazioni., come Carrà nel Pino marittimo (1929). In questi anni dipinge anche dei ritratti come quello di Graziella e il Ritratto del padre, il Cavalier Gioacchino Guttuso Fasulo (1930).
Negli anni seguenti comincia a frequentare l'atelier del pittore futurista Pippo Rizzo e l'ambiente artistico palermitano.
Nel 1928 partecipa a Palermo alla sua prima mostra collettiva.
Nel 1931 partecipa con due quadri alla Quadriennale Nazionale d'Arte Italiana a Roma e ha occasione di vedere dal
vivo le opere dei più grandi artisti italiani che lo impressionano profondamente.
Una mostra di Guttuso e di altri pittori siciliani, alla Galleria del Milione nel 1932, suscita grande interesse nella società artistica milanese. Per vivere a Roma esegue alcuni lavori di restauro alla Pinacoteca di Perugia e alla Galleria Borghese di Roma. In questo periodo ha modo di legarsi ad artisti come Mario Mafai, Francesco Trombadori, Corrado Cagli, Pericle Fazzini, Mirko e Afro. Dal 1929 collabora con giornali e riviste e già dalla scelta dei suoi primi soggetti critici si delineano le sue scelte in favore di una pittura impegnata. Il suo primo articolo su Picasso, scritto nel 1933, causa l'intervento della censura fascista e la sospensione della collaborazione con il giornale l'Ora di Palermo.
Espone per la seconda volta a Milano, alla Galleria del Milione con il "Gruppo dei 4" che aveva fondato a Palermo c
on Giovanni Barbera, Nino Franchina e Lia Pasqualino Noto in aperta polemica con il primitivismo di "Novecento", allora dominante. La mostra viene recensita da Carrà, in quel momento il pittore più autorevole che ci fosse in Italia.
A causa del servizio militare trascorre il 1935 a Milano, dove ha occasione di stringere grandi amicizie con artisti come Birolli, Sassu, Manzù, Fontana con cui dividerà lo studio, ed intellettuali come il poeta Salvatore Quasimodo, Raffaele de Grada, Elio Vittorini, il filosofo Antonio Banfi, Raffaele Carrieri, Edoardo Persico. Malgrado queste amicizie, che saranno fondamentali per l'esperienza politica e culturale di Corrente, il periodo milanese è contrassegnato da una profonda depressione testimoniata dalle poesie scritte in quegli anni, causata probabilmente anche dalle durissime condizioni economiche che lo opprimono nel capoluogo lombardo.
Sono anni tra i più importanti della sua vita. Si trasferisce definitivamente a Roma, i suoi studi, a cominciare da quello in piazza Melozzo da Forlì, saranno spesso al centro di sue composizioni pittoriche e diverranno uno dei centri intellettuali più vivaci ed interessanti della vita culturale della capitale. In questi anni nasceranno le amicizie con Alberto Moravia, Antonello Trombadori e Mario Alicata che avranno un ruolo determinante nella sua adesione al partito comunista, nel quale si iscriverà nel 1940. La sua prima personale a Roma viene presentata dallo scrittore Nino Savarese.
Sono gli anni delle straordinarie nature morte, della Fucilazione in campagna (dedicata a Federico Garcia Lorca), della Fuga dall'Etna, che riceverà il premio Bergamo, in quel momento il più importante premio di pittura in Italia. Nella stesso anno conosce Mimise Dotti che sarà sua compagna per tutta la vita.
Collabora come critico a Le Arti, Primato e Il Selvaggio, diretto da Mino Maccari che dedica un intero numero ai suoi disegni (1939), proseguendo con impegno e vigore l'attività di critico che durerà tutta la vita.
Continua la straordinaria produzione artistica dipingendo nudi, paesaggi, nature morte e realizza la Crocefissione (1940-41), la sua opera più famosa ed uno dei quadri più significativi del Novecento. Lui stesso chiarisce il significato dell'opera: "questo è un tempo di guerra. Voglio dipingere questo supplizio del Cristo come scena d'oggi. … come simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee". Il quadro, presentato al premio Bergamo nell'autunno del 1942, dove riceverà il secondo premio, suscita un grande scandalo e il Vaticano proibisce ai religiosi di guardare l'opera.
Nel 1940 al Teatro delle Arti di Roma, diretto da Anton Giulio Bragaglia, Renato Guttuso fa il suo esordio nella scenografia musicale, firmando scene e costumi per l'Histoire du Soldat.
Nel 1943 lascia Roma per motivi politici e partecipa attivamente alla resistenza antifascista. Della lotta partigiana ha lasciato una struggente testimonianza artistica nella serie di disegni realizzati con inchiostri delle tipografie clandestine intitolati Gott mitt Uns .
A Parigi con Pablo Picasso stringe una amicizia che durerà tutta la vita.
In Italia assieme ad alcuni artisti ed amici tra i quali Birolli, Vedova, Marchiori, il gallerista Cairola fonda il movimento Fronte Nuovo delle Arti, un raggruppamento di artisti molto impegnato politicamente con l'obbiettivo di recuperare le esperienze artistiche europee che a causa del fascismo erano poco conosciute in Italia.
Nella sua pittura sono presenti temi sociali e di vita quotidiana: picconieri della pietra dell'Aspra, zolfatari, cucitrici, manifestazioni di contadini per l'occupazione delle terre incolte.
Nel '47 trasferisce il suo studio a Villa Massimo. Nello stesso anno a Venezia con le scene e i costumi per Lady Macbeth di Sostakovic, in prima assoluta per l'Italia, prosegue la collaborazione con l'opera e con il coreografo Aurele Millos.
Nel 1950 ottiene a Varsavia il premio del Consiglio Mondiale per la Pace, nello stesso anno tiene la sua prima personale a Londra.
A Roma al Teatro dei Satiri curerà le scenografie e i costumi per "Madre Coraggio e i suoi figli" di Bertolt Brecht, in prima assoluta per l'Italia.
E' sempre presente alle Biennali di Venezia con grandi quadri, nel '52 con la Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio, nel '54 con Boogie Woogie, nel '56 con la Spiaggia suscitando discussioni e dibattitti.
Sposa Mimise; Pablo Neruda, che gli ha dedicato una sentita poesia, sarà testimone delle loro nozze.
Collabora alle più importanti riviste italiane e internazionali con scritti di teoria e critica d'arte, prendendo posizione nel dibattito sul realismo. Dipinge La Discussione che verrà acquistato dalla Tate Gallery di Londra. Lavora all'illustrazione della
Divina Commedia che sarà pubblicata nel '61 da Mondadori. Elio Vittorini scrive un'importante monografia sul pittore mentre l'amico Pasolini scriverà un'introduzione per un suo libro di disegni.
A New York, la Aca-Heller Gallery gli dedica un'importante mostra.
Il Museo Puskin di Mosca gli dedica un'importante retrospettiva nel '61.
Il Museo Stedelick di Amsterdam gli dedica un'antologica di grande successo che sarà poi ospitata anche al Palais de Beaux Arts di Charleroi mentre nel '63 si apre a Parma una sua ampia mostra antologica, presentata da Roberto Longhi. Sempre a Parma, nello stesso anno, curerà scene e costumi per il Macbeth di Verdi.
Nel '65 elabora il tema del lettore di giornale e quello dell'Edicola che lo porterà a realizzare la sua unica grande scultura.
Si trasferisce a Palazzo del Grillo dove continuerà ad abitare e lavorare fino alla morte.
Nel '66 realizza il grande ciclo dell'Autobiografia, una serie di dipinti che costituiranno il nucleo di importanti antologiche ospitate in vari museieuropei. A questo ciclo Werner Haftmann dedicherà un'importante monografia. Tra quadri più belli e significativi Gioacchino Guttuso Agrimensore (1966), omaggio al padre ritratto nell'erba dietro il teodolite. Collabora alla realizzazione delle scene teatrali per il Contratto di Eduardo de Filippo, suo grande amico.
Nel '71 riceve dall'Università di Palermo, la laurea Honoris Causa e gli sono dedicate due importanti antologiche: una a Palermo al Palazzo dei Normanni con testi di Leonardo Sciascia, Franco Grasso e una al Musee d'Art Moderne de la Ville di Parigi.
Nel 1972 riceve il premio Lenin e gli viene dedicata una grande mostra
all'Accademia delle arti di Mosca. Una grande mostra retrospettiva percorre l'Europa orientale toccando Praga, Bucarest, Bratislava, Budapest.
Dipinge il grande quadro La Vucciria (1974) che affida all'Università di Palermo e nel '76 dipinge il Caffè Greco (ora Collezione Ludwig di Colonia.)
Illustra i Malavoglia di Verga nel 1978 e l'Eneide di Virgilio nel 1980. Viene eletto Senatore, nelle liste del PCI, nel collegio di Sciacca.
Nel 1973 Guttuso sceglie un importante nucleo di opere, sue e di altri artisti, che costituiranno la base per istituire a Bagheria la Galleria civica.
Giuliano Briganti scrive la presentazione per la sua mostra a Roma sul ciclo delle Allegorie, della Malinconia e de
lla Visita della Sera.
Il centro di cultura di Palazzo Grassi di Venezia gli dedica una importante mostra antologica nell'82, a cura di Maurizio Calvesi, Cesare Brandi e Vittorio Rubiu.
Nel 1983 affresca una cappella del Sacromonte di Varese con la Fuga in Egitto.
Vengono pubblicati, a cura di Enrico Crispolti, i primi tre volumi del catalogo generale dei suoi dipinti.
Nel 1985 intraprende un'opera monumentale, affrescando l'intera volta ( più di 120 mq. di pittura) del soffitto del teatro lirico Vittorio Emanuele di Messina, rappresentando la leggenda del Cola Pesce.
Nel 1986 dipinge un ciclo di opere dedicato al tema del gineceo che culmina nel quadro "Nella stenza le donne vanno e vengono…", ultimo grande sforzo del pittore che resterà incompiuto.
Dopo la sua morte, il figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso fonda gli Archivi Guttuso, cui destina lo studio di Piazza del Grillo, e integra la collezione del museo di Bagheria. Gli Archivi organizzano numerose mostre, tra queste due antologiche del pittore, una in Germania nel '91 e l'altra nel '96 a Londra e Ferrara; il completamento, in collaborazione con Enrico Crispolti, del Catalogo Ragionato Generale dei Dipinti di Renato Guttuso; e nel decennale della morte, una grande mostra, incentrata sulla collaborazione tra Guttuso e il teatro musicale, al teatro Massimo di Palermo. Infine curano, per la Rizzoli nel 1999, una completa, monografia dedicata all'Artista.















