Siamo lieti di comunicarvi la nascita di della collaborazione tra fascioemartello.it e la casa editrice Aliberti Editore. A partire da questa settimana pubblicheremo sul nostro portale le ultime novità editoriali della casa editrice Emiliana.
Il primo libro che vi proponiamo ripercorre la vita di Michele Santoro, comunque la pensiate, scritto da Giandomenico Crapis, autore calabrese, di Lamezia Terme, medico, di occupa di storia della tv e della cultura di massa.
Ha pubblicato nel 1999 La parola imprevista sulla nascita della tv in Italia con prefazione di Alberto Abruzzese (Edizioni Lavoro), nel 2002 Il frigorifero del cervello: il Pci e la tv da “Lascia o raddoppi” alla battaglia contro gli spot (Editori Riuniti), nel 2006 Politica e televisione negli anni ’90 (Meltemi). Ha collaborato con «Gulliver» e con i quotidiani «Il Manifesto» e «L’Unità».
SCHEDA LIBRO
Michele Santoro, Comunque la pensiate, vita e carriera del “fazioso” che da vent’anni tutti (o quasi) vorrebbero cacciare. Senza riuscirci.
Pagine 281, costo 16,00€
Santoro irrompe nella tv dell’ultimo ventennio come un terremoto.
Di parte, populista, arruffapopolo, antipatico, grande conduttore, lo si è definito in questo e mille altri modi. Ma l’anchorman più amato-odiato rimane un esemplare unico di “animale” televisivo, di professionista irriducibile a qualsiasi potere.
Qualcuno l’ha chiamato l’arruffapopolo. Arruffare come disordinare. Mettere in disordine la realtà.
In fondo il giornalista questo deve fare.
Santoro ha sempre rivendicato fino in fondo questo ruolo: di chi scompagina le carte, l’ordine tradizionale del discorso. E per questo ha pagato prezzi pesanti.
Santoro l’irriducibile. Santoro l’arruffapopolo. Il rompiscatole. Santoro chi?
Già. Chi è davvero Michele Santoro?
Comunque la pensiate, come direbbe lui, è il protagonista assoluto del giornalismo televisivo italiano degli ultimi vent’anni; colui che più di ogni altro ha innovato la comunicazione giornalistica e politica del nostro Paese.
Questa prima biografia completa prende le mosse dagli anni Settanta, quando Santoro si divideva fra la politica militante e il giornalismo.
Gli inizi da leader studentesco, il carisma del trascinatore, l’indole polemica e insofferente che già si manifesta contro qualunque estabilishment, anche quello della propria parte.
L’esperienza da giornalista, che lo vede redattore e direttore della «Voce della Campania» e collaboratore del «Mattino», dell’«Unità» e di «Rinascita».
Poi il trasferimento a Roma: Santoro entra in Rai, dove scrive sceneggiati radiofonici di successo e s’impegna nel sindacato alle dipendenze del Tg3, da una cui costola nel 1987 nasce Samarcanda.
La progressiva straordinaria affermazione della trasmissione, con ascolti vertiginosi nei primi anni Novanta, lo fa diventare una star televisiva di prima grandezza.
Ma infinite e continue sono le questioni che nascono dalle sue performance. A lui si devono l’invenzione della “piazza” e la scoperta della “gente”, e la caratteristica conduzione in piedi.
All’ordine del giorno, dopo ogni puntata, scoppiano violentissime le reazioni dei politici e seguono le bacchettate della critica, anche di quella di sinistra.
L’impegno in prima linea contro la mafia lo colloca nel mirino della criminalità organizzata.
Nascono il sodalizio con Costanzo e le “staffette televisive”: di nuovo furiose polemiche, soprattutto da parte di esponenti della classe politica siciliana.
Quindi la nascita di nuovi format come Il Rosso e il nero e Tempo Reale; l’uscita dalla Rai e il tempestoso passaggio a Mediaset, i tre anni alla Fininvest con Moby Dick non baciati dagli ascolti di prima; il ritorno nell’azienda pubblica con Circus, Il raggio verde, Sciuscià, prima dell’“editto di Sofia”, il noto pronunciamento di Silvio Berlusconi che lo mette alla porta insieme a Enzo Biagi e Daniele Luttazzi.
Qui comincia forse il periodo più difficile della biografia professionale santoriana, con l’astinenza dal video e l’impegno per la libera informazione nel proprio Paese, poi al Parlamento europeo. Fino al ritorno in tv.
La volontà di ripartire da zero. Anzi, da Annozero. Di nuovo audience da capogiro come ai tempi di Samarcanda.
È storia di oggi. E c’è da giurare che il “tribuno Santoro”, rafforzato dai silenzi dell’opposizione, dai conformismi dell’informazione, dell’arroganza del potere, non ha certo finito di far discutere, stupire, infuriare, pensare.
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Avete dimenticato,nel curriculum di Michele Santoro,quando scriveva ed forse partecipava ad editare il foglio nazimaoista ” Servire il Popolo” .Fare attività antimafia, dotandola di un colore politico, è un errore.Se ad es. Voi siete convinti di dovere ancora conoscere di quante divisione il Papa,è fate antimafia, libero è il convicimento, sacrosanta l’iniziativa.Che però deve lasciata a chiuque voglia contribuire , anche rischiando,al contrasto mafioso.Ben presente negli ospedali pubblici e privati , i tempi d’attesa si azzerano se un malato paga.Nell’Enel con le sue incomprensibili bollette.Lo scandalo ATO,con il Capo dei Capi che si pensiona con oltre 500 mila euro,pari lla retribuzione.Non fate più processi in tv.Date almeno all’accusato, da Voi, non dalla A:G:di difendersi.Grazie